Disintermediare: perchè no?
L’incontro “disintermediato” tra domanda e offerta ha di recente iniziato a fare breccia nel mondo del lavoro, permettendo alle imprese di reperire valide professionalità senza dover ricorrere a società di selezione specializzate.
Il vantaggio della disintermediazione è duplice, per le aziende e per i lavoratori: le prime non devono attendere tempi lunghi per trovare un professionista idoneo a svolgere determinate mansioni; i lavoratori possono invece rendersi disponibili assecondando il proprio desiderio di flessibilità e crearsi così nuove opportunità di guadagno. 1
Una logica win-win
L’eliminazione delle figure di mediazione, quelle che solitamente operano nella vendita e nella distribuzione di beni e servizi, porta quindi importanti benefici. Ma non è sempre stato così.
Sembrerà strano, ma la disintermediazione ha una storia piuttosto recente, perché è legata intimamente all’evoluzione dei new media.
In ambito economico il termine fu coniato già nel 1983 da un ambientalista californiano, Paul Hawken, impegnato nello studio del difficile rapporto tra economia e sostenibilità. Secondo l’attivista americano l’avvento delle nuove tecnologie avrebbe allargato a un pubblico sempre più vasto la possibilità di gestire in totale autonomia tutta una serie di attività, a cominciare da quelle finanziarie.
Il concetto ebbe scarso appeal per tutti gli anni Ottanta ma venne rilanciato sul finire dei Novanta con lo sviluppo globale di internet, quando la larga diffusione della rete propiziò la nascita dell’e-commerce e di nuovi di servizi, governabili da chiunque direttamente dal proprio desktop.
Più vantaggi per i professionisti
La progressiva eliminazione di intermediari nelle transazioni di beni e servizi ha nel tempo contaminato positivamente ogni settore economico, favorendo la comparsa di colossi storici quali Amazon ed eBay, fino agli esempi più recenti di Uber, Spotify e Airbnb.
Ma non solo: i vantaggi della disintermediazione si sono ulteriormente potenziati con l’avvento del web 2.0 e grazie alla rivoluzione “social” che ne è seguita. E l’utilizzo degli smartphone per accedere a piattaforme di ricerca e somministrazione del lavoro sta oggi iniziando a trasformare anche i processi di acquisizione di risorse lavorative in azienda.
Con le nuove tecnologie “social” la domanda e l’offerta s’incontrano in tempo reale, favorendo l’adozione di logiche just-in-time anche nel comparto della ricerca del personale, permettendo alle aziende di beneficiare di diverse economie di scala.
La reperibilità di un professionista può infatti essere verificata immediatamente e, in caso di indisponibilità, si può prontamente interpellare un’altra risorsa valida, senza alcuna perdita di tempo e di denaro.
Ecco perché le aziende iniziano a comprendere l’importanza di questo nuovo approccio, soprattutto nel difficile settore delle costruzioni, dove la qualità dei professionisti impiegati e i costi di gestione costituiscono un “valore” tangibile e non differibile.
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