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Quando la scuola entra in cantiere

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Ha sede a Bergamo una grande fucina delle professionalità più richieste dai cantieri nonché un prestigioso laboratorio di formazione.

La Scuola Edile di Bergamo ha appena compiuto 35 anni e a pieno titolo rappresenta un vero e proprio riferimento nel mondo della formazione in grado di garantire l’aggiornamento e la crescita professionale costante degli operatori del processo produttivo edilizio.
L’istituto, che fa capo al Formedil, l’Ente Paritetico Nazionale per la formazione in edilizia, effettua corsi triennali per i ragazzi che hanno terminato le scuole medie e che scelgono di intraprendere la professione edile, ma svolge anche corsi di formazione continua per i lavoratori adulti, iscritti alla Cassa Edile di Bergamo. E in ultimo, cosa non meno importante, realizza attività di consulenza tecnica sulla sicurezza a imprese e lavoratori.
Insomma, il famigerato muratore di Bergamo nasce proprio qui, tra i banchi di questa scuola che ogni anno forma decine di studenti pronti a inserirsi nelle imprese di costruzioni con ruoli operativi e a entrare nel mondo dei cantieri. E per dirla tutta, molto spesso è proprio il cantiere a chiedere nuove risorse professionali ancor prima che la scuola termini il proprio ciclo.
Si tratta dunque di una scuola di settore che sorge all’interno del contratto nazionale e capace di rispondere in maniera efficace alle esigenze del mercato del lavoro sostenendo lo sviluppo dell’edilizia stessa. Ne parliamo con Fabrizio Plebani direttore generale della scuola edile, che ci illustra le peculiarità della scuola.

La Scuola Edile di Bergamo è un punto di riferimento per la filiera delle costruzioni bergamasca, ci può descrivere la vostra attività?
«La Scuola Edile di Bergamo è un ente bilaterale, gestito in maniera paritetica dall’organizzazione dei costruttori bergamaschi Ance Bergamo e dai sindacati dei lavoratori edili bergamaschi Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil. Sui banche della Scuola Edile di Bergamo lo scorso anno sono passate circa 6mila persone: ci sono i ragazzi del percorso triennale, lavoratori del settore edili venuti a formarsi sui temi dell’innovazione e dell’aggiornamento professionale, c’è tutta la formazione per la sicurezza sviluppata in collaborazione con il sistema artigiano, ci sono poi le attività formative rivolte ai professionisti che operano nel settore (ingegneri, architetti, geometri e periti) oltre a una serie importante di collaborazioni con istituti ed enti che a vario titolo agiscono nel settore (Università, istituti superiori, Inail, Ordini professionali, Ats, Dtl, Regione, Provincia).
Negli ultimi anni, accanto alle attività formative, abbiamo sviluppato una serie di servizi per le imprese e i lavoratori del settore: supporto all’utilizzo dei fondi interprofessionali (principalmente Fondimpresa), il servizio di sorveglianza sanitaria, la consulenza tecnica sulla sicurezza in cantiere, siamo accreditati in Regione per i servizi per il lavoro, e molte, molte altre cose…».

La Scuola è conosciuta a livello nazionale perché offre un percorso di tre anni in cui fortissima è l’alternanza scuola-lavoro: ci può descrivere che cosa prevede questo tipo di formazione?
«Il percorso triennale è sicuramente tra le attività formative più importanti per noi perché è lì che si costruisce il futuro del nostro settore. La parte del tirocinio da sempre caratterizza fortemente il nostro percorso e molte volte il rapporto che si crea tra ragazzo e impresa si trasforma in un’assunzione. L’altro elemento che ci caratterizza sono tutte le attività pratiche che svolgiamo con i ragazzi all’interno dei nostri laboratori. Il resto del percorso è allineato con le indicazioni di Regione Lombardia e si pone l’obiettivo di formare operatori edili con competenze teoriche e pratiche utili nell’edilizia moderna».

Quali sono oggi le figure professionali maggiormente richieste dalle imprese del settore?
Le imprese del settore attualmente ricercano un po’ tutte le figure professionali che popolano il settore delle costruzioni. Il momento attuale è caratterizzato da una forte richiesta di personale. Uno degli effetti della crisi che oggi sta creando difficoltà è proprio questo, la difficoltà di fare entrare nel settore nuove persone».

Operaio specializzato versus operaio polivalente: chi è il più richiesto oggi sul mercato e come è cambiata nel corso degli ultimi anni la domanda di lavoro da parte delle aziende?
«Dipende da come è organizzata l’impresa, dalla sua struttura e dal modo in cui organizza il suo modus operandi in raccordo con la filiera. Ci sono imprese che prediligono operai polivalenti capaci di controllare l’operato di ditte specializzate in lavorazioni particolari che operano in subappalto. Di contro, ci sono imprese che prediligono internalizzare anche le lavorazioni più specialistiche e che quindi hanno bisogno di figure specializzate al loro interno. Ci sono infine modelli di impresa ibridi, che hanno trovato il loro equilibrio organizzativo internalizzando alcune lavorazioni specialistiche e subappaltandone altre».

Quanti studenti conta attualmente la Scuola Edile di Bergamo? Si sono verificate flessioni delle iscrizioni negli ultimi anni?
«Il percorso triennale conta al momento circa 60 ragazzi. Si tratta di figure molto richieste, al punto che a giugno dello scorso anno abbiamo ricevuto richieste di assunzioni per il doppio degli studenti che avevano terminato il percorso. Al momento un po’ tutta la filiera formativa del settore delle costruzioni sta soffrendo, paradossalmente proprio nel momento in cui le imprese hanno un disperato bisogno di figure nuove nel settore».

Come se ne esce?
«Se ne esce facendo capire che il comparto delle costruzioni ha un futuro importante per il nostro territorio. E’ un settore in forte cambiamento, che sa valorizzare le risorse. Ci sono persone che hanno frequentato la Scuola Edile e che poi sono diventate imprenditori o si sono laureate in Ingegneria. Stanno cambiando i processi di lavoro, i materiali, le figure professionali. Dobbiamo far cambiare anche la percezione che la società ha del nostro settore, una percezione ancora fortemente legata alla crisi. E dobbiamo farlo anche attraverso una maggiore attenzione ai temi della sicurezza e della regolarità collegati all’applicazione del Contratto Edile».

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