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Servirà un governo di unità nazionale per rilanciare l’economia?

CERIMONIA DI COMMIATO DEL PRESIDENTE DELLA BCE MARIO DRAGHI
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Mentre il mondo parla di pandemia per il coronavirus, stiamo rischiando un cataclisma nell’economia. 

Ad oggi i cantieri sono fermi e si sta lavorando solo su alcuni alla manutenzione e al controllo statico dei manufatti.

La priorità è quella di garantire assistenza sanitaria e beni di prima necessità agli italiani ma non possiamo assolutamente scordarci delle imprese e dei lavoratori che, ci auguriamo quanto prima, dovranno tornare a lavoro.

Le politiche economiche devono essere immediate, non possiamo più aspettare perché stiamo già vedendo i primi segnali di recessione nelle imprese; lo percepiamo anche dalle fatture che non vengono pagate.

Come può lo Stato tutelare i creditori?

Le imprese non possono essere lasciate da sole sotto il ricatto del mercato odierno.

Molte aziende rischiano di capitolare sotto il macigno dei debiti che non potranno onorare anche per la cattiva consuetudine di ritardare a dismisura il pagamento delle fatture scadute.

La mancanza di liquidità porrà le stesse imprese davanti ad un bivio: rivolgersi alle banche per ottenere anticipi fattura, chiedere prestiti o accendere nuovi mutui. Molti imprenditori hanno già provato queste soluzioni in passato e non hanno trovato risposte dal mondo bancario.

Al <Titolo III Misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario> pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 17 marzo 2020 sono previste numerose facilitazioni per la concessione della garanzia sul credito, ma abbiamo bisogno che queste si rendano immediate ed efficaci a favore delle PMI.

Anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è preoccupato e nelle sue interviste e interventi pubblici stimola continuamente il governo, parti sociali e imprese a pensare all’emergenza del presente senza scordare di fare una valida programmazione per il futuro “Serve un fondo di garanzia per offrire prestiti a 30 anni che sarebbero come prestiti di guerra, perché siamo in una fase di economia di guerra. Avremo più debito ma non possiamo smettere di guardare alla crescita dell’Italia e dell’Europa”.

L’alternativa è quella di vedere una recessione irreversibile che porterebbe a scenari che non vogliamo neanche immaginare. 

Cosa succederà alla politica domani?

In queste ore ci stiamo chiedendo cosa succederà alla politica post epidemia. Oggi nel   Corriere della Sera, Francesco Verderami ha affrontato l’argomento chiedendosi: “per quanto tempo ancora si potrà chiedere all’opposizione di aderire al principio di unità nazionale, senza immaginare una loro partecipazione al governo?”.

 Verderami sostiene che “a lungo andare il processo di osmosi politica prefigurerebbe uno scenario che dall’unità nazionale porterebbe al governo di unità nazionale”. 

Andare ad elezione è impensabile perché non ci sarebbero i tempi tecnici prima del semestre bianco della presidenza della Repubblica e in quel periodo non si possono sciogliere le camere.

Una delle ipotesi che sta circolando in queste ore è quella di un possibile coinvolgimento di Mario Draghi alla presidenza del consiglio, che consentirebbe con il sostegno di tutte le forze politiche di portare avanti una grande operazione di rilancio dell’economia. 

A noi  non resta che augurarci che il Governo Italiano e l’Europa accendano il faro del domani per evitare che si inneschi un circolo vizioso tra imprese che non pagano e non acquistano.

Oggi abbiamo l’opportunità di semplificare per davvero le gabbie burocratiche che ci attanagliano e rendere più snella la burocrazia per lavorare meglio e più velocemente. Pensiamo subito alla ripartenza dei lavori pubblici ed ai nuovi investimenti.

Abbiamo rimandato per troppo tempo e adesso è arrivato il momento di mettere tutte le nostre energie per ripensare tutto.

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