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Le persone al centro del lavoro, della salute e dell’economia

LE PERSONE AL CENTRO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELL’ECONOMIA
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In questo momento storico segnato dalla pandemia di Covid-19 le aziende si sono trovate in una situazione di emergenza imprevedibile, ora più che mai è fondamentale concentrarsi sul capitale umano puntando sul rapporto fiduciario che lega persone e aziende con un comune obiettivo superare questa crisi. 
Nei lavoratori riponiamo tutta la speranza per il futuro.  

L’impatto del Coronavirus sulla salute e l’economia

Il Coronavirus è entrato silenziosamente nell’economia, la politica e il mondo del lavoro italiano, Europeo e Mondiale, in un solo mese ha costretto oltre 2 miliardi di persone a rinchiudersi in casa, separando famiglie, affetti e fermando la stragrande maggioranza delle imprese mondiali.

La priorità numero uno, giustamente, è stata la tutela della salute, portando a scelte che hanno inevitabilmente messo in secondo piano interessi economici, politici e imprenditoriali. Ma è lecito porsi una domanda: quali conseguenze comporterà il lockdown forzato sulle persone e le aziende?  

Le aziende hanno dovuto riorganizzarsi e attivare quando possibile il telelavoro e lo smart working per ridurre il più possibile i danni La tecnologia è la soluzione al cambiamento? Sicuramente sì, ma non solo. Quello che è certo e che, sinché l’emergenza non finirà, e probabilmente anche quando sarà finita ,muterà il nostro metodo di approcciarsi al lavoro e il modo in cui le aziende si approcceranno alle persone. 

La digitalizzazione è sicuramente di aiuto ma non è applicabile tout court a tutti i settori  basti pensare al mondo dell’edilizia e delle costruzioni, al manifatturiero e più in generale all’intera filiera produttiva. Settori in cui il lavoro in presenza e di squadra è essenziale al fine dello svolgimento dell’attività. 

Cosa succederà dopo l’emergenza Covid-19? 

Stiamo sviluppando una nuova cultura e consapevolezza di massa o siamo sul baratro di uno dei periodi più bui della nostra storia? La risposta a questa domanda dipenderà da come affronteremo e, si spera, supereremo la fase di emergenza sanitaria.

Le aziende dovranno affrontare uno scenario mai visto, una crisi dovuta al fermo forzato che inevitabilmente avrà impatti sul business. Ma soprattutto si troveranno a doversi prendere davvero cura del loro bene più prezioso: le persone.

Le persone al centro non sarà più solo uno slogan, ma una necessità.

Senza  la componente umana, nessuna azienda può funzionare, indipendentemente dal settore, ed è quindi destinata a fallire.

All’alba della «Fase 2» è indispensabile per le aziende gestire il ritorno al lavoro del proprio personale, tenendo in considerazione molteplici fattori. Se  per alcuni vi è entusiasmo per  il ritorno alla quotidianità e alla routine (almeno dal punto di vista lavorativo), altri vivranno il ritorno come un vero e proprio trauma. Le aziende saranno pertanto chiamate  a valutare e tenere in considerazione i fattori che provocano  ansie e preoccupazioni nelle loro persone

Ciò che prima era scontato adesso non lo è più. A partire dalle esigenze di base, basti pensare ai lavoratori con figli piccoli che con le scuole chiuse fino a settembre non sanno dove lasciare i bambini.  

E anche il semplice raggiungere la sede di lavoro diventerà un vero e proprio incubo a causa del  divieto di creare assembramenti sui mezzi pubblici. Per la stessa ragione le aziende di medie e grandi dimensioni dovranno probabilmente scaglionare gli accessi  per evitare assembramenti del personale in entrata e uscita.

Le prime  soluzioni? Modificare gli orari di lavoro, ampliare la settimana su sette giorni e non su cinque e prevedere vari turni di lavoro.

Già solo questo  immancabilmente creerebbe degli stravolgimenti dal punto di vista organizzativo, mutando i ritmi normali della giornata di lavoro e portando alla necessità di nuove soluzioni per  conciliare vita lavorativa e privata. 

Per carità non tutti i mali vengono per nuocere, probabilmente scopriremo cose che prima non sapevamo e per alcuni potrà anche essere meglio di prima. Ma in questo periodo di profonda emergenza non bisogna banalizzare.

Siamo proprio sicuri che tutti torneranno al lavoro?

Assolutamente no. 

È impossibile prevedere quante persone decideranno di cogliere questa occasione per fare scelte diverse e cambiare completamente vita e quante i non potranno tornare o dovranno ridurre l’orario di lavoro per motivi familiari. E quanti invece anche volendo non potranno tornare a lavoro a causa dei tagli al personale e ai fallimenti che la crisi sicuramente causerà.

Le persone, si troveranno in un periodo di profonda incertezza sia a livello professionale che rispetto alla propria incolumità e salute.

Per questa ragione sta alle aziende prendersi la responsabilità morale, etica e pratica di affrontare nel migliore dei modi questa  situazione. Cercando i modi per valorizzare le proprie persone e le competenze che magari in questo periodo hanno sviluppato e affinato.  
Il mondo è già cambiato, nulla sarà più come prima, se in questo nuovo scenario le aziende non saranno in grado di modificare la propria cultura e di innovare sia in ambito digitale che organizzativo, non solo faranno molta più fatica dei propri concorrenti a ripartire, ma rischiano seriamente di sparire definitivamente dal mercato.


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