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Riqualificati cercasi, urgentemente!

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Riqualificati cercasi, urgentemente!

I dati parlano chiaro, nel settore delle costruzioni c’è una grave carenza di maestranze specializzate. È questa una grande opportunità per chi vuole lavorare riqualificandosi. Ma lo è anche per le aziende!

Sono ormai molte le ricerche che mettono in luce la carenza di operai specializzati in quasi ogni settore produttivo. L’ultima in ordine di tempo è quella diramata dal Sistema informativo Excelsior, realizzato insieme a Unioncamere e Anpal.
Il dato che emerge è impressionante: sono oltre 334mila le opportunità di lavoro nelle imprese a febbraio 2019, e saliranno a poco più di 1,1milioni nel trimestre febbraio-aprile 2019. E sale di quasi 5 punti percentuali rispetto a febbraio 2018 la difficoltà delle imprese nell’individuare i profili idonei da introdurre in azienda, raggiungendo quasi il 29% delle entrate previste a febbraio, dove per entrate si intende le attivazioni di contratti di lavoro (a tempo indeterminato, a tempo determinato, stagionali, a chiamata, apprendistato, in somministrazione, di collaborazione coordinata e continuativa ed altri contratti non alle dipendenze) della durata di almeno un mese. In deciso aumento è quindi la fatica nel reperire operai specializzati, che cresce di 8,8 punti rispetto allo stesso periodo del 2018.

Una situazione favorevole
Sembra dunque che il lavoro in Italia ci sia, nonostante la debole congiuntura del mercato interno, e che esista però un forte gap tra gli skills richiesti dalle aziende e quelli effettivamente disponibili sul mercato. Il fenomeno coinvolge anche e soprattutto il settore edile, dove la difficoltà a trovare operai specializzati sfiora i 1.700 contratti disponibili e non sfruttati, con una carenza percentuale del 20,7% di personale specializzato in costruzione e mantenimento di strutture edili, e di ben il 43,4% di operai specializzati nelle rifiniture delle costruzioni.
Questi sono ottimi segnali che andrebbero valorizzati anziché demonizzati perché, nonostante gli indici generali di produttività e di occupazione siano da tempo in flessione, le possibilità di impiego per alcune professionalità sono altissime e destinate a crescere in futuro.

Solo formazione on the job?
Il mercato del lavoro si sta dunque muovendo con nuove assunzioni, ma non riesce a reperire le risorse adatte. Che fare?
A nostro parere il problema ha molte cause e origini, collocabili in più punti del sistema. Sicuramente le aziende falliscono nella pretesa di trovare sul mercato, subito e già formate, maestranze pronte a compiti piuttosto esclusivi e specifici, che il più delle volte devono essere addestrate sul campo, cioè in cantiere, attraverso una formazione “on the job”. È chiaro che questo comporta tempi e costi aggiuntivi che le aziende vogliono evitare di accollarsi. Da qui la ricerca di profili “impossibili” come ad esempio “operaio specializzato con almeno tre anni di esperienza, di età inferiore ai 28 anni, residente in zona e con contratto a termine di due mesi”. Insomma, si vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Un po’ troppo, non vi pare?

Il ruolo delle scuole
Ma la responsabilità di tutto questo non può certo ricadere sulle aziende, che di questi tempi hanno sicuramente i loro grattacapi. L’altra sponda dell’“oceano lavoro” è infatti rappresentata dalle scuole e dagli enti di formazione, che hanno oneri pesantissimi, non certo colpe. Sono infatti le scuole che, più di altri, hanno di fronte a sé un compito terribile e davvero sfidante: quello di rendere più snelli i processi di inserimento in azienda, con un maggiore vantaggio per tutti, lavoratori e imprese.
I tempi di transizione scuola-lavoro sono però ancora troppo lunghi e la scarsa integrazione tra scuola e imprese è uno dei motivi della difficoltà nel trovare operai specializzati da parte delle imprese.
In uno scenario di mercato sempre più dinamico e competitivo, le aziende non possono infatti sopperire da sole alla formazione dei nuovi arrivati attraverso il “training on the job”. E soltanto un’offerta formativa ridisegnata sui bisogni professionali delle imprese può consentire una riqualificazione dei lavoratori e un rapido reinserimento nel mondo del lavoro.

L’apprendistato senza limiti d’età
In questo momento ciò che tutto il sistema scuola-lavoro dovrebbero desiderare con forza è avere nuove professionalità riconvertendo i profili non più in linea con le richieste del mercato oppure potenziando quelli già esistenti. Sono i lavoratori a desiderarlo per primi!
E per rimanere in tema di riqualificazione, ricordiamo alle aziende che esiste la possibilità di inserire in organico nuove risorse attraverso il cosiddetto “contratto di apprendistato professionalizzante” senza alcun limite d’età, che consente importanti agevolazioni contributive e fiscali. Se fino a poco tempo fa il contratto d’apprendistato era possibile solo nei confronti di giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni (e, se in possesso di qualifica professionale, anche a partire dall’età di 17 anni), oggi tramite uno dei decreti attuativi del Jobs Act (art. 47, comma 4, del D.lgs. 81/2015) è possibile impiegare personale di tutte le età, purché si tratti di lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione (Naspi, Dis-Coll e Aspi). Stiamo quindi parlando di un bacino di utenti estremamente vasto che offre un’altissima probabilità di reperire risorse già parzialmente formate e con una consolidata esperienza di cantiere. Perché dunque non approfittarne?
Detto ciò, noi di geoJOB auspichiamo un percorso fatto di dialogo continuo tra le imprese, le scuole e le istituzioni, con il proposito di lavorare tutti insieme per promuovere una cultura del lavoro che valorizzi la qualità, la sicurezza e l’innovazione.

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