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Colloquio: più informazioni e rispetto

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Colloquio: più informazioni e rispetto

Se è vero che la domanda di talenti non mostra segni di rallentamento, è altrettanto vero che tutti i candidati, dal primo all’ultimo, hanno il diritto di ricevere informazioni trasparenti per poter valutare appieno un’opportunità di lavoro. Lo evidenzia un’indagine.

Noi di geoJOB lo diciamo sempre. È importante rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono nel difficile processo di selezione, senza però deludere mai i candidati, che restano pur sempre i nostri principali datori di lavoro.
E per avere rispetto delle loro esigenze occorre iniziare ad ascoltarne i bisogni e anche i legittimi timori. A partire dal primo contatto, il più importante di tutti: il colloquio di lavoro. Questo è il momento più delicato per un candidato, quello in cui si gioca gran parte della sua credibilità sociale e professionale. Ma è anche il momento in cui le domande si affollano più numerose nella sua mente e le aspettative diventano quindi più forti.
Per tentare di comprendere e migliorare l’esperienza del candidato in questo spinoso frangente, abbiamo individuato una bella ricerca che descrive perfettamente la situazione di incertezza che si crea nel momento dell’incontro tra un candidato e il datore di lavoro. L’indagine, condotta negli Stati Uniti da The Harris Poll per conto di Glassdoor, si è svolta nel 2018 tra 1.151 adulti statunitensi impiegati oppure non impiegati ma in cerca di occupazione.

Frustrazioni in fase di colloquio e dopo
La ricerca mostra chiaramente che durante il colloquio occorre garantire al candidato la possibilità di ricevere tutte le informazioni utili a valutare la natura dell’impiego. Chi cerca lavoro desidera soprattutto avere una comprensione chiara e immediata del pacchetto retributivo totale, inclusi i benefit, i premi di produttività, le ferie e tutto il resto. L’assenza di trasparenza nel trattamento economico rappresenta infatti la principale frustrazione per un candidato, con percentuali d’insoddisfazione che superano il 50% del totale del campione.
Le stesse persone che lamentano l’assenza di chiarezza salariale sono anche frustrate dal comportamento di quei potenziali datori di lavoro che all’improvviso posticipano i colloqui o li cancellano del tutto. Si tratta di una pratica piuttosto diffusa nel mondo del recruitment denominata “ghosting” che descrive l’atto di porre fine a una relazione professionale senza preavviso e senza alcuna spiegazione o ulteriori comunicazioni.

Vietato fare “ghosting”!
Il fenomeno del ghosting si riferisce a una prassi che coinvolge sia i candidati sia i datori di lavoro, e non è imputabile totalmente alla sciatteria o alla maleducazione ma rappresenta piuttosto un fenomeno culturale cresciuto insieme allo sviluppo delle tecnologie di comunicazione 2.0. La natura digitale di molti processi di reclutamento sembra infatti aver facilitato la diffusione di questo comportamento, che viene percepito ormai come una risposta implicita, sottintesa e tutto sommato “accettabile” da entrambe le parti.
È in crescita infatti il numero di persone in cerca di lavoro che non riescono o non vogliono a mettersi in contatto con i reclutatori per spiegare che non parteciperanno più ai colloqui o al primo giorno di lavoro. Alcuni usano questa pratica persino per lasciare il proprio posto di lavoro.
Ma, ribaltando la prospettiva, la pratica del ghosting è spesso messa in atto da quei numerosi reclutatori che non sentono il dovere morale di comunicare ai lavoratori lo stato di avanzamento della propria candidatura, o addirittura l’esclusione dalla rosa dei candidati finali a una posizione. Ciò rappresenta una delle forme di frustrazione più forti per chi cerca occupazione, ma al tempo stesso è un motivo di grave discredito per l’azienda che ne fa uso. Un candidato escluso è solitamente molto scontento e, se è stato anche trattato male e con sufficienza, diventerà un acerrimo nemico, un detrattore della nostra azienda, e tenterà di denigrare la nostra attività. E a pensarci bene non avrebbe tutti i torti!

Comunicare sempre con i candidati
Questo è un vero peccato, perché l’assenza di informazioni corrette e immediate può in molti casi costare all’azienda candidati preziosi. Fortunatamente le lamentele emerse da questa ricerca possono fornire indicazioni utili a chi, come noi, vuole creare un flusso informativo più fluido e basato su feedback continui verso i candidati, in moto tale da rendere il rituale del colloquio assai più positivo e ottenere così un impatto duraturo sul modo in cui le persone vedono l’azienda. Non bisogna inoltre abusare del tempo del candidato convocandolo per un numero elevato di colloqui, ma occorre prendere una decisione in un lasso di tempo ragionevole.
E rispetto all’azienda di destinazione, in geoJOB non presentiamo mai all’azienda un candidato ritenuto idoneo a occupare la posizione ricercata senza prima aver comunicato al lavoratore il nome della società. Solo dopo l’assenso del candidato verrà presentato il CV all’azienda insieme a una breve sintesi del profilo. Piccole forme di rispetto che per noi significano molto.
Viviamo in un mondo di feedback istantaneo e noi non vogliamo perdere i migliori talenti per una cattiva comunicazione. La trasparenza è fondamentale, e fornirla in anticipo permette a tutti di fare le scelte più giuste.

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