Women at Work — Bruna Lleshi, ingegnere in prima linea a Orio al Serio

A tre anni dalla laurea, Bruna segue uno dei cantieri più interessanti d’Italia con Gencantieri: impianti, sostenibilità, meetings con la Direzione Lavori e una lezione chiara sul merito in cantiere.

L’odore del calcestruzzo fresco, i ferri sagomati che prendono forma, i solai che si gettano uno dopo l’altro. Nel cantiere del nuovo hotel accanto all’aeroporto di Orio al Serio (BG), Bruna Lleshi si muove con la sicurezza di chi ha studiato molto e, soprattutto, ha imparato a mettere a terra la teoria. È un ingegnere dell’ufficio tecnico in Gencantieri e, nonostante la giovane età, ha già il privilegio raro di vedere un’opera “dallo scavo alla consegna”. Qui ci racconta com’è crescere professionalmente dentro un progetto grande, complesso e strategico per il territorio, e cosa significa farlo da donna, in un ambiente dove — quando funziona — conta soltanto la competenza.

Perché ne parliamo

L’intervista — Alice per Bruna

Alice: Ci puoi raccontare un po’ di te? Chi sei e qual è il tuo ruolo in questo cantiere?
Bruna: Sono un’ingegnere dell’ufficio tecnico in Gencantieri e qui seguo il progetto del nuovo hotel a Orio al Serio. Il cantiere l’ho visto nascere: quando sono arrivata era “un buco” nel terreno; oggi osserviamo carpenterie, getti dei solai, il susseguirsi di tutte le lavorazioni. Ogni settimana mi confronto direttamente con la Direzione Lavori: è un ambiente aperto al dialogo, formale quando serve e informale quando aiuta a far avanzare le cose. Questo per me è stato ed è un acceleratore incredibile: non solo pezzi di progetto, ma l’intero processo costruttivo.

Alice: Lavorare su un progetto così importante, cosa ti sta dando a livello professionale?

Bruna: È un’opera grande e strategica. Noi stiamo seguendo la costruzione dell’hotel all’interno del nuovo Centro Servizi dell’aeroporto di Orio al Serio: sei piani, circa 10.000 m² e 180 camere (brand Hilton Garden Inn), con un investimento di ~30 milioni di euro e consegna prevista fine 2026. In quest’area c’è un forte fermento: avanzano anche i lavori del collegamento ferroviario Bergamo–Orio, con stazione a raso a 4 binari collegata al terminal da un finger sotterraneo; a regime è previsto un treno ogni 10 minuti (circa 10’ per Bergamo e ~60’ per Milano), timeline anch’essa verso fine 2026. Questo ecosistema — che muove milioni di passeggeri l’anno — alza l’asticella del coordinamento tra opere civili e impianti e moltiplica le interfacce con istituzioni e stakeholder. Per me è crescita a 360°: seguo la filiera dal DURC agli “as built”, e ho visto dal vivo lavorazioni che all’università erano solo su slide — dal ferraiolo che piega il ferro alla messa in opera in carpenteria. Mettere occhi e mani su questi passaggi cambia il modo in cui progetti e controlli.

Alice: Da tecnica di ufficio tecnico: quale area segui nello specifico?
Bruna: Mi occupo di certificazioni e sostenibilità del progetto e, in particolare, seguo l’impiantistica. Questo vuol dire: coordinare i costruttivi con i subappaltatori, studiare i materiali e verificarne le caratteristiche, allinearle alle richieste di progetto e della Direzione Lavori. Siamo due assistenti: io presidio di più la parte MEP, l’altro collega segue maggiormente le opere civili. Ma lavoriamo con una visione d’insieme: in cantiere le interfacce sono tutto.

Alice: Cosa significa per te, come donna, entrare in un progetto così grande e farne parte?
Bruna: È una conquista. All’università eravamo circa una su tre nei corsi di Ingegneria, e all’inizio temevo gli stereotipi. Qui, però, ho trovato un contesto in cui il giudizio è sul merito: se dici una cosa corretta o una “cantonata” dipende dai calcoli, non dal genere. Questo mi ha aiutata a capire come pormi con tutti — dall’operaio alla direzione lavori, fino al cliente — e a crescere in sicurezza professionale.

Alice: Com’è stato per te l’inserimento in Gencantieri, anche con il nostro supporto?
Bruna: Mi ha fatto la differenza sentirmi seguita davvero. Con te, Alice, non era solo fissare un incontro, ma anche un “come va?” al momento giusto. E le parole di Vittorio sull’importanza di fare esperienza mi hanno dato fiducia quando, all’inizio, mi mancava un po’ di autostima. Io sono convinta che le persone non vadano lasciate allo sbaraglio: quando vedo che qualcuno ti accompagna nel modo in cui cerco di fare io, lo apprezzo moltissimo.

Cosa fa (davvero) un ingegnere d’ufficio tecnico in cantiere

  • Coordinamento impiantistico (MEP): costruttivi, interferenze, scelte materiali, verifiche di conformità.
  • Sostenibilità e certificazioni: requisiti, tracciabilità, documentazione.
  • Interfaccia con DL e subappaltatori: riunioni periodiche, allineamento avanzamento, gestione non conformità.
  • Controllo qualità e “as built”: dal DURC all’elaborato di fine lavori, per consegnare un’opera verificata e documentata.

Perché conta: vedere l’intero ciclo vita dell’opera — non solo “micro-lotti” — costruisce ingegneri completi, capaci di leggere il progetto sul terreno e non solo sulla carta.

Approfondimento — Il cantiere di Orio al Serio

Nuovo hotel a ridosso dell’aeroporto di Orio al Serio, in un nodo infrastrutturale dove convergono interessi pubblici e privati. Il progetto dialoga con la mobilità del territorio e con sviluppi ferroviari in corso. In questo contesto, la regia di cantiere richiede sincronizzazione fine tra opere civili e impianti, processi autorizzativi chiari e un rapporto costante con la Direzione Lavori. È il tipo di progetto che forma — e misura — le persone.

Cosa ci portiamo a casa

  • Merito prima di tutto: quando la cultura del cantiere è sana, la variabile che conta è la competenza.
  • Formazione “on site”: mettere insieme testa e mani vale più di mille slide.
  • Visione di sistema: impianti, strutture, forniture, documenti — tutto è interfaccia.
  • People care: onboarding e vicinanza fanno crescere le persone più in fretta (e meglio).

Grazie, Bruna: il tuo percorso è la prova che il settore costruzioni cresce quando apre spazio ai talenti e li accompagna sul campo.

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