GRANDI OPERE E CARO COSTRUZIONI: QUANTO PUÒ ANCORA REGGERE IL SISTEMA DELLE IMPRESE?

La vicenda del Terzo Valico dei Giovi, con il confronto tra RFI e il consorzio Cociv sulla prosecuzione dei lavori e sulle maggiori risorse necessarie per completare l’opera, riporta al centro dell’attenzione un problema che riguarda l’intero settore delle costruzioni.

Quanto è diventato difficile, oggi, per un’impresa garantire la sostenibilità economica di un appalto, soprattutto quando si tratta di opere complesse che richiedono molti anni di realizzazione?

Negli ultimi anni le imprese hanno dovuto affrontare aumenti importanti dei costi energetici, del gasolio, delle materie prime, dei trasporti e delle lavorazioni specialistiche.

A tutto questo si aggiungono le difficoltà tecniche impreviste, i tempi autorizzativi, la gestione delle varianti e, non ultimo, il peso finanziario di commesse che richiedono investimenti considerevoli.

Un’opera aggiudicata anni fa, sulla base di determinate condizioni economiche, può oggi presentare costi di realizzazione profondamente diversi da quelli inizialmente preventivati.

Non è quindi sorprendente che sempre più imprese chiedano alle istituzioni strumenti adeguati per affrontare queste criticità.

Ma attenzione: non può essere soltanto una questione di chiedere nuovi finanziamenti pubblici.

Le risorse dello Stato devono essere utilizzate con responsabilità, così come le imprese devono assumersi gli impegni contrattuali e i rischi propri dell’attività imprenditoriale.

Allo stesso tempo, però, non possiamo ignorare che eventi straordinari, aumenti imprevedibili dei costi e difficoltà tecniche oggettive possano compromettere l’equilibrio economico di contratti sottoscritti molti anni prima.

Servono quindi regole chiare, meccanismi di revisione prezzi realmente efficaci, tempi certi per il riconoscimento delle varianti e un confronto costruttivo tra committenti pubblici e imprese.

Perché quando si ferma una grande opera, non si ferma soltanto un cantiere.

Si mette in difficoltà un’intera filiera: imprese generali, subappaltatori, fornitori, aziende specialistiche e centinaia di lavoratori.

Il Terzo Valico ne è un esempio concreto. La cassa integrazione che interessa 300 lavoratori di Seli Overseas e le preoccupazioni per le altre maestranze coinvolte dimostrano quanto rapidamente una controversia economica possa trasformarsi in un problema occupazionale.

Da chi, come noi di GeoJOB, lavora quotidianamente a contatto con le imprese delle costruzioni, questa situazione viene osservata con particolare preoccupazione.

Conosciamo quanto sia difficile reperire tecnici, operatori specializzati, manutentori, capicantiere e professionisti capaci di gestire opere infrastrutturali complesse.

Sono competenze che richiedono anni di esperienza e investimenti in formazione.

Disperdere questo patrimonio professionale significa indebolire la capacità del nostro Paese di realizzare le infrastrutture di cui ha bisogno.

Credo che sia arrivato il momento di affrontare il tema della sostenibilità degli appalti pubblici con una visione più ampia, capace di conciliare la tutela delle risorse pubbliche, la responsabilità delle imprese e la continuità produttiva e occupazionale.

Non possiamo permetterci che opere strategiche per lo sviluppo del Paese rimangano ostaggio di contenziosi economici che si trascinano per anni.

Le infrastrutture hanno bisogno di programmazione, risorse adeguate e imprese solide. Ma soprattutto hanno bisogno di continuità.

Perché senza imprese economicamente sostenibili non ci sono cantieri che avanzano. E senza cantieri che avanzano non ci sono crescita, occupazione e sviluppo.

19 Ottobre 2026 Comunicazione

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