Bonus edilizi in calo: il “rimbalzo” del lavoro sommerso e le responsabilità di un settore che deve guardare oltre gli incentivi


La stagione dei maxi–incentivi sta volgendo al termine. Nei primi quattro mesi del 2025 i lavori agevolati sono scesi da 11,5 miliardi a 9,6 miliardi di euro – un calo secco di quasi il 17 %.
Su base annua, la stima si allarga: meno 10 miliardi per le ristrutturazioni residenziali e, secondo Ance, meno 23 miliardi se si considera l’intero comparto, agevolato o meno.

Il motivo è noto: l’“interruttore” dei bonus casa si è abbassato. Aliquote ridotte, finestre più strette, prospettiva di ulteriori tagli con la prossima legge di Bilancio. Risultato? I cantieri partono più lentamente, gli ordini scendono e – come se nulla fosse accaduto negli ultimi tre anni – torna a farsi largo l’ombra del lavoro in nero.

2. Il ritorno (prevedibile) del sommerso

Secondo CNA, la tentazione del sommerso potrebbe riguardare un immobile su tre: circa dieci milioni di case. Non parliamo di grandi cantieri, ma di interventi “domestici” dal profilo apparentemente innocuo:

  • sostituzione di infissi o serramenti dove il bonus scende al 36 %;
  • installazione di condizionatori o caldaiette a gas, ormai escluse da qualunque agevolazione;
  • piccole manutenzioni interne che non richiedono permessi o Scia.

Sono lavorazioni rapide, difficili da intercettare, poco appetibili se il cliente deve anticipare tutto il costo e attendere dieci anni di detrazioni. In assenza di alternative, la richiesta di “sconto senza fattura” torna drammaticamente attuale.

3. Il boomerang per le casse pubbliche

Ridurre gli incentivi, sulla carta, porta risparmi immediati. Sulla pratica, però, il calo dei lavori ufficiali significa:

  • meno Iva incassata;
  • meno Irpef e Ires sulle imprese;
  • più ricorso alla cassa integrazione;
  • una filiera meno tracciata, con maggiori costi di vigilanza.

È un paradosso: si rinuncia a gettito certo oggi, per evitare detrazioni distribuite in dieci anni e – se non bastasse – si rischia di alimentare un mercato parallelo che drena ulteriore fiscalità.

4. Le seconde case: l’anello debole

Il sommerso trova terreno fertile nelle abitazioni che non possono più accedere alla detrazione massima del 50 %: seconde case affittate, in comodato o semplicemente “a disposizione”. Parliamo di oltre 10 milioni di unità su 32,7 milioni: quasi un terzo del patrimonio. A queste si aggiungono i proprietari con reddito troppo basso (incapienti) o troppo alto (detrazione decurtata). Per queste fasce, la convenienza a ristrutturare “in chiaro” si restringe al minimo.

5. L’errore di dipendere dai bonus

L’ondata di incentivi ha spinto molte imprese a strutturarsi su un solo modello di business: acquisire commesse “trainate” dalle detrazioni, con margini assicurati e pagamenti gestiti dai portali delle cessioni. Oggi, con la domanda in frenata, la rincorsa ai clienti riapre due fronti:

  1. Offerte creative (rate a interessi zero, pacchetti “chiavi in mano”) che assorbono liquidità e aumentano il rischio finanziario.
  2. Semplificazioni drastiche (leggasi: lavoro sommerso) che abbattono i costi ma riducono qualità, sicurezza e legalità.

Entrambe le strade sono scorciatoie. Nessuna garantisce stabilità a medio termine.

6. Che cosa serve davvero

Programmi stabili, non maxi–agevolazioni a intermittenza. È illusorio pensare che il settore si regoli con “on/off” periodici. Servono strumenti strutturali, calibrati sulle diverse fasce di reddito, e incentivi che non creino dipendenza ma accompagnino l’innovazione (efficientamento, digitalizzazione, sicurezza).

Controlli e cultura della legalità. La riduzione dei bonus non può tradursi in un tacito via libera al nero. Occorre potenziare ispezioni, premiare le filiere certificate, diffondere protocolli di tracciabilità delle forniture.

Formazione e qualificazione. Se il mercato cambia, cambiano anche le competenze: project control, contabilità di cantiere, gestione finanziaria, canali digitali. Investire in know‑how è la sola alternativa sostenibile alla guerra dei prezzi (o alla scorciatoia del sommerso).

Il 2025 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il settore delle costruzioni ha scelto di tornare indietro – riscoprendo il lavoro in nero – oppure di fare un salto di qualità verso trasparenza e professionalità, indipendentemente dai bonus.

Le decisioni che istituzioni, associazioni e imprese prenderanno oggi definiranno l’edilizia di domani. Un domani che non è poi così lontano: basta un click sul cronoprogramma per accorgersi che il futuro è già in corso d’opera. Sta a noi decidere con che materiali – e con che regole – costruirlo.


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