La comunicazione efficace in cantiere: la soft skill che non ti aspetti

Perché un buon datore di lavoro deve saper “parlare” alle persone

La comunicazione efficace è importantissima nel settore edile, il cantiere infatti non è solo il luogo dove si dà vita ad un progetto nato su carta (e sui computer) ma anche un incontro di maestranze molto diverse tra loro.

D’altronde, potrebbe capitare di incontrare nella stessa giornata:

  • Elettricisti;
  • Decoratori;
  • Operai;
  • Addetti alla sicurezza;
  • Committente;
  • Capo cantiere;
  • Geometra…

… e così via.

Perciò – per chi lo vede da fuori – sembra quasi che ci sia un muro invalicabile per chi non parla la stessa lingua delle persone coinvolte.

D’altronde, la questione delle competenze è fondamentale in un contesto dove i tecnicismi sono la base delle attività quotidiane.

Ma sarebbe un’imprecisione pensare che conti solo il sapere e il saper fare. Infatti – soprattutto per il datore di lavoro – è necessario imparare a conoscere una delle soft skill più importanti nel mondo professionale.

Stiamo parlando de:

La comunicazione efficace

Partiamo da una domanda: perché comunichiamo?

Ragionandoci un momento, ecco le finalità che ci sono venute in mente:

  • Informare;
  • Dare novità;
  • Istruire;
  • Organizzare;
  • Persuadere;
  • Motivare.

A ben vedere, tutte queste finalità sono centrali nella vita di cantiere.

Se non informo, le persone non possono lavorare.

Se non comunico le novità, i lavoratori rischiano di rimanere indietro e di procedere nella direzione sbagliata.

Se non istruisco, le persone non sanno e non sapranno fare (tema molto importante nella sicurezza quotidiana).

Se non organizzo, il progetto non andrò avanti.

Se non persuado, il cliente potrebbe cambiare idea e andare avanti per la sua – sbagliata – strada!

Se non motivo, rischio che le persone non completino il progetto nei tempi e nei costi previsti.

Comunicare efficacemente è un’attività vasta (come hai potuto leggere dagli esempi) e importante: il clima aziendale, i risultati individuali e del gruppo dipendono spesso da una buona/cattiva comunicazione.

Ottimizzare la comunicazione in cantiere significa entrare in rapporto con i propri collaboratori, aiutandoli ad avere una migliore focalizzazione degli obiettivi.

Grazie alle parole si possono anche risolvere molti conflitti che potrebbero degenerare in crisi ma… si possono disinnescare facilmente con una pausa seguita da una chiacchierata costruttiva che porti ad una conseguente soddisfazione di tutti gli elementi coinvolti (la cosiddetta situazione win-win-win).

Facciamo ora un ulteriore passo in avanti: Vediamo alcuni obiettivi essenziali essenziali che una buona conoscenza della comunicazione aiuta a raggiungere:

a.   Definizione degli obiettivi

In alcune aziende mancano obiettivi e dove ci sono rischiano di essere poco motivanti.

La comunicazione può aiutare a coinvolgere tutte le figure importanti e permettere di far nascere una collaborazione proficua

b.   Ascolto delle altre persone

Anche se sei il leader, l’ascolto è fondamentale.

E l’ascolto – in molti casi – vale molto di più del parlare. Ascoltare la persona significa capire i bisogni della persona che parla… e aiutarla nel modo corretto!

c.   Creazione di un rapporto con le persone

Strettamente legato con il punto precedente, se ascoltiamo possiamo entrare in sintonia con chi abbiamo di fronte, poco importa che sia:

  • Il cliente;
  • Un collaboratore;
  • Un fornitore.

Dove ci sono persone ci sono relazioni e la relazione va costruita e mantenuta.

d.   Motivazione

Non lo ripeteremo mai abbastanza: senza motivazione non ha senso fissare degli obiettivi.

Nessuno sarà interessato a raggiungerli!

Il meccanismo di motivazione (oltre che con i fatti) parte dalle parole. Da ciò che viene detto e, ancor di più, NON viene detto – ma mostrato.

Più l’obiettivo è ambizioso più è necessario comunicare in modo efficace con tutte le persone coinvolte nel progetto.

Sì, perché non va dimenticato che comunicare va oltre le parole – ma si divide in tre sezioni:

  • Verbale (le parole);
  • Paraverbale (il come vengono dette le parole);
  • Non verbale (il nostro comportamento).

… e va ricordato il primo assioma della comunicazione:

Non si può non comunicare

Perciò, la sola scelta possibile è tra comunicare consapevolmente o inconsapevolmente.

Due lettere che fanno tutta la differenza tra successo e fallimento di un progetto e – in ultimo – di un’azienda.

Insomma…

La comunicazione è fondamentale se sei il datore di lavoro di un’impresa edile e il tuo compito è controllare che tutto funzioni come da progetto.

E nel caso tu decida di migliorare le tue capacità comunicative, puoi affidarti a noi di GEOJob.

Infatti, per le aziende forniamo un servizio ad hoc per il management e la direzione che vuole iniziare un percorso di sviluppo e crescita.

Puoi richiedere maggiori informazioni qui.

La cultura della sicurezza

La sicurezza sul lavoro, un obbligo morale prima che legislativo

Sì, la sicurezza sul lavoro è un tema sempre più importante in tutti settori – ma acquisisce una tematica rilevante nel nostro settore, dati i maggiori rischi a cui si è esposti durante la vita di cantiere.

Situazioni diverse e ben più critiche rispetto ad altre attività, soprattutto in termini di:

  • Pericolosità;
  • Frequenza (ossia possibilità che si verifichino degli incidenti).

Con l’esplosione del 110% e la nascita di tante nuove imprese edili è tornato a galla questo tema, di cui si sente parlare quando – purtroppo – capitano le tragedie.

Ma è possibile pensare un’edilizia sicura?

Secondo noi di GeoJob sì, a patto che si prendano delle decisioni importanti.

Infatti, non basta analizzare la “giornata di cantiere” ma serve riorganizzare l’intero settore…

… perché ognuno deve fare la sua parte per riconoscere le situazioni di rischio e agire!

Questa “filosofia” si basa su due pilastri:

  • Formazione, a tutti i livelli;
  • Controllo, da parte dei responsabili.

Iniziamo dalla formazione.

a.   Formazione

Perché partire da questo tema? Semplice – è il più importante a nostro parere.

D’altronde sono le figure operative che costruiscono, utilizzano, spostano e lavorano attivamente nel cantiere.

È la LORO salute ad essere a rischio e se – queste stesse persone – sono le prima disinteressarsi di questo tema, c’è un problema strutturale.

D’altronde bisogna riprogettare il percorso di formazione sulla sicurezza curandone i dettagli e puntando molto sul tema della consapevolezza.


Ancora troppo spesso – purtroppo – capita che nei cantieri le persone sul campo non siano pienamente consapevoli dei rischi e decidano (nonostante l’obbligo!) di non indossare dispositivi di protezione individuale.

Ecco, il primo passo è proprio far capire quali siano i rischi del lavoro in cantiere.

Consapevolezza → Formazione → Controlli

La formazione è lo strumento ideale perché può essere obbligata dallo Stato in ogni forma (ossia, ampliata e approfondita anche sul campo) e gestita da enti specializzati esterni e dedicati.

Una chiave, per poter fare la differenza.

Poi – dicevamo – c’è il tema del controllo.

b.   Controllo

Certo, la consapevolezza e la formazione sono fondamentali ma non possono nulla se sul luogo di lavoro non vengono fatti i dovuti controlli.

È come se in un ufficio si parlasse del rischio di virus… e ritrovarsi obbligati a lavorare su un pc che è senza antivirus!

Diventa impossibile poter lavorare senza pensare alla propria salute. Tradotto, le persone non sono serene e chi ci perde è l’intero progetto e l’impresa edile che sta svolgendo il lavoro (sia in termini legali che morali che di reputazione).

Ecco perché ci sono delle figure chiave che hanno e, in futuro, avranno sempre di più la responsabilità delle persone sul cantiere.

Alcune di queste saranno fondamentali al momento della progettazione, mentre le altre saranno molto importanti nelle attività day-by-day.

Sono…

Il committente

Sembra strano, ma è il committente a poter fare la differenza. È lui a scegliere l’impresa e – in ogni momento – può influenzare la decisione e l’andamento dei lavori.

È lui a commissionare il lavoro… e ne può dettare anche le condizioni!

Perciò, se durante la visita al cantiere, dovesse notare qualcosa di strano (come il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza), può farlo presente e “puntare i piedi”.

Passando invece alle figure interne al progetto, abbiamo:

Il responsabile dei lavori

Ovviamente: è la figura a cui il committente affida l’incarico di svolgimento dei lavori e le relative responsabilità.

Nella pratica, può essere il progettista o il direttore dei lavori.

Proseguendo la nostra rassegna di profili, abbiamo il

Il coordinatore della sicurezza

Il suo ruolo è progettare la sicurezza, assicurandosi che il progetto sia sicuro e che siano prese tutte le contromisure necessarie per garantire la serenità dei lavoratori.

Lavoratori che, ovviamente, fanno capo al:

Datore di lavoro e titolare dell’impresa edile

Eh sì, il datore di lavoro è il titolare dell’impresa edile (nelle realtà più piccole occupa anche una figura di rilievo nell’operatività) che deve valutare il rischio dopo aver individuato i pericoli.

Sì perché le procedure di sicurezza NON sono un semplice obbligo formale, ma un modo per far lavorare in modo più efficace l’intero cantiere.

I lavoratori – e qui chiudiamo il cerchio dei tre punti – devono essere formati e addestrati, ma è necessario anche che sia permesso loro di lavorare in un contesto adeguato, così da poter applicare ciò che hanno approvato durante la formazione.


Come puoi vedere anche da te, a parte il committente e il datore di lavoro, le altre due figure sono dei professionisti (a p.iva o dipendenti) formati e specializzati su questo tema sempre più importante.

Le imprese del settore delle costruzioni sono alla ricerca di queste professioni… perciò se ti interessa lavorare in questo mondo e affrontare la tematica della sicurezza, puoi dare un’occhiata a

Le offerte di lavoro sul nostro portale geoJOB!

Il geometra, una professione che attraversa i tempi

(e ora è più richiesta che mai)

Quella del geometra è una professione con antiche radici. La sua nascita risale ai tempi delle Legioni romane. All’interno di queste era prevista la figura del mensor, era di fatto un “topografo e misuratore”, preposto a queste mansioni presso gli accampamenti militari dell’esercito romano che aveva il compito di misurare e tracciare le linee degli accampamenti temporanei dei legionari, fino ad arrivare al Regio Decreto dell’11 febbraio 1929 n. 274 che ha ufficialmente istituito la professione del Geometra in Italia.

Dal 1929 ad oggi questa figura professionale si è continuamente evoluta per diventare il Geometra che conosciamo oggi: un professionista polivalente e smart.

Nonostante la crisi economica che negli ultimi anni ha colpito il nostro Paese, la mole di lavoro a carico del Geometra è notevolmente aumentata e ad oggi i giovani professionisti sono molto ricercati dato che questa figura professionale può svolgere infinite attività.

Inutile girarci intorno: le professioni legate all’edilizia e all’urbanistica stanno vivendo un periodo di grande richiesta (ne abbiamo parlato qui, nel nostro blog di geoJOB) ma – nello specifico – la figura del Geometra è da sempre un evergreen, una delle professioni preferite dagli studenti italiani dato che alterna fasi di ufficio ad altre all’ “aria aperta” – a contatto con il pubblico.

Ultimo ma non per importanza: è un lavoro che permette di essere intrapreso sia da dipendente che da professionista, non obbligando la persona a scegliere “una delle due alternative” (perché non si hanno altre possibilità) per fare questa professione ma… puoi prendere la via che più ti mette a tuo agio!

Tanti sono i percorsi di studio per poter intraprendere questa professione – in grado di intervenire in più settori professionali, con” l’obbligo” di essere sempre aggiornato (e non rimanere tagliati fuori).

A seconda degli obiettivi personali, l’iter da seguire per diventare Geometra può essere differente, ma prima di tutto occorre capire quali sono le mansioni attuali di questa professione.

Approfondiamole!

Il geometra: chi è e cosa fa?

Un geometra qualificato, grazie agli studi trasversali che compie, svolge diversi compiti. Alcuni sono compiti comuni anche ad altre professioni tecniche, altri invece sono attività che vengono riconosciute all’unanimità come tipiche e caratterizzanti la figura del geometra.

Partendo dalle più classiche, il Geometra si occupa di alcune aree di attività che toccano tanti aspetti differenti e spesso richiedono una grande elasticità mentale… Ossia:

  • Campo edile;
  • stime immobiliare, in particolare nel settore privato
  • direzione dei lavori nei cantieri edili e supervisione dei processi di sicurezza sul lavoro
  • topografia e rilevazioni
  • attività di verifica e notifica in ambito catastale
  • certificazioni energetiche
  • perizie e stime di danni di incidenti stradali, incidenti e calamita naturali.

con mansioni anche molto differenti tra loro, sia a contatto con le imprese che con il privato (o il pubblico).

Può essere inoltre un valido consulente per quanto riguarda i bonus fiscali legati all’edilizia ed esperto in materia di risparmio energetico.

L’evoluzione informatica e tecnologica ha coinvolto anche questa professione, tra i professionisti è ormai facile conoscere chi si occupa di progettazione 3D/BIM, rendering o rilievi con droni.

Molto diverse, non ti pare?

Potremmo continuare a scrivere all’infinito per elencare le varie interazioni che questa professione offre.

Bene, viste quali sono le mansioni di un Geometra, è il momento di analizzare il percorso per intraprendere questa professione.

Quale strada devi seguire per diventare un Geometra?

Primo passo (inevitabile) è il diploma di maturità.

La scelta migliore è la scuola per Geometri, che oltre alle classiche materie prepara il “terreno” per il futuro lavoro. Parliamo di:

  • Disegno tecnico;
  • Estimo & topografia;
  • Impianti;
  • Economia;
  • Tecnologia delle costruzioni.

… E una volta arrivato (e superata) alla maturità, ci sono due strade possibili:

  1. Formazione post diploma;
  2. Università.

Che, ricordiamo, NON sostituiscono l’Esame di Stato: dovrai comunque sostenerlo! Vediamo quali sono i due percorsi nel dettaglio.

a.   Come diventare Geometra professionista dopo il diploma?

Ottenuto il diploma, dovrai concentrarti sull’Esame di Stato, che non può essere sostenuto da tutti ma solo da chi segue una di queste strade:

  • un tirocinio professionalizzante di (al massimo) 18 mesi presso studi di geometri, architetti o ingegneri civili, iscritti da più di 5 anni negli albi professionali o laureati in facoltà che consentano l’accesso all’Esame di Stato abilitante alla professione di geometra;
  • un lavoro da dipendente di almeno 18 mesi, se attinente alle attività tecniche amministrative;
  • la frequenza con esito favorevole ai corsi professionali, della durata di 6 mesi;
  • la Frequenza con esito favorevole di corsi d’Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, che durano 24 mesi e con successivo tirocinio di almeno 6 mesi;
  • Frequenza con esito favorevole di percorsi di alternanza scuola-lavoro organizzati dalla propria scuola superiore – che prevedano una durata di 4 semestri e successivo tirocinio di almeno 6 mesi.
  • Frequentare un corso di laurea triennale in costruzioni e gestione del territorio. In questo caso il conseguimento della laurea è abilitate, pertanto on è necessario dover superare il successivo esame di abilitazione.

Per assolvere all’obbligo ogni geometra deve conseguire nel triennio almeno 60 Crediti Formativi Professionali (CFP), scegliendo in maniera autonoma e confacente ai propri interessi gli eventi formativi da seguire

b.   Geometra laureato

Invece, per diventare geometra con la laurea, dovrai laurearti in una di queste facoltà:

  • Scienze dell’architettura e dell’ingegneria edile;
  • urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale;
  • Edilizia;
  • Ingegneria delle infrastrutture;
  • Sistemi informativi territoriali…

e fare 6 mesi di tirocinio. A quel punto, puoi dare l’Esame di Stato!

Qualunque sia la strada che prenderai (laureato o diplomato), la professione di geometra si “ripaga” della fatica molto velocemente dato che il guadagno è ottimo già dopo qualche anno di esperienza.

Ne parliamo ora.

Geometra: quando guadagna?

Secondo Cassa Geometrilo stipendio netto medio annuale è di circa 22.000 euro, con una forbice che va da:

  • 700 € al mese, per i tirocinanti senza esperienza;
  • 3.000€, per i professionisti più “scafati”.

Sempre basandoci sulla media (dato che non si può fare caso per caso) lo stipendio medio è di 1.650 euro, che sale o scende sulla base dell’esperienza e della specializzazione.

Il geometra oltre a trovare opportunità come libero professionista offre anche diverse possibilità di lavoro subordinato sia all’interno delle aziende del settore edile, sia in enti pubblici (pensiamo, ad esempio, al tecnico comunale).

In mezzo a tutte queste sfaccettature di questa fantastica professione, ci sono alcune caratteristiche che accomunano e che contraddistinguono il geometra come la passione per il proprio lavoro, la praticità, la conoscenza del territorio e una capacità che ci insegnano a sviluppare già dal primo giorno di scuola superiore: risolvere i problemi.

Perciò…

Puoi vedere da te come il geometra è una professione molto interessante e appetibile (nonché redditizia).

Inoltre – con il boom del settore edilizia & costruzione – questi professionisti sono sempre più ricercati e i loro stipendi in crescita… Perché perdere quest’occasione?

Scopri le offerte di lavoro per Geometri sul nostro portale geoJOB!

Formazione obbligatoria per il datore di lavoro

Non più soltanto dirigenti, preposti e lavoratori: in materia di salute e sicurezza sul lavoro, arriva la formazione obbligatoria anche per il datore di lavoro.

In Italia la media degli infortuni mortali sul lavoro è di 3 decessi al giorno, un dato che colloca il nostro Paese agli ultimi posti a livello europeo in questa drammatica classifica.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro fornisce alcune indicazioni sui nuovi obblighi formativi per datori di lavoro, dirigenti e preposti che hanno modificato il D.Lgs. n. 81/2008, in particolare con la circolare n. 1 del 16 febbraio 2022: https://www.ispettorato.gov.it/it-it/orientamentiispettivi/Documents/Circolare-1-16022022-obblighi-formativi.pdf

A prevedere questa modifica del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro è stato il cosiddetto decreto Fisco- Lavoro, che ha anche disposto l’obbligatorietà dell’individuazione della figura del preposto. All’articolo 37 del D.lgs. 81/2008 viene introdotto il nuovo comma 7-ter: “Per assicurare l’adeguatezza e la specificità della formazione nonché l’aggiornamento periodico dei preposti ai sensi del comma 7, le relative attività formative devono essere svolte interamente con modalità in presenza e devono essere ripetute, con cadenza almeno biennale e comunque ogni qualvolta ciò sia reso necessario in ragione dell’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi”. Tale obbligo entrerà in vigore contestualmente alla rivisitazione e modifica degli Accordi attuativi del D.Lgs. 81/2008, entro il 30 giugno 2022 in modo da garantire:

– l’individuazione della durata, dei contenuti minimi e delle modalità della formazione obbligatoria a carico del datore di lavoro;

– l’individuazione delle modalità della verifica finale di apprendimento obbligatoria per i discenti di tutti i percorsi formativi e di aggiornamento obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro e delle modalità delle verifiche di efficacia della formazione durante lo svolgimento della prestazione lavorativa”.

Un’importante novità è costituita dal comma 5 dell’art. 37 e riguarda l’obbligo di addestramento: “L’addestramento consiste nella prova pratica, nel caso dell’uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale; l’addestramento consiste, inoltre, nella esercitazione applicata nel caso delle procedure di lavoro in sicurezza. Gli interventi di addestramento effettuati dovranno essere tracciati in apposito registro anche informatizzato”.

Formazione obbligatoria per i datori di lavoro

Questo argomento e molti altri verranno approfonditi durante l’esclusivo evento, organizzato da geoJOB Recruitment, Romeo Safety Italia e Human Ex-Challenge, che si svolgerà l’8 aprile. I partecipanti potranno frequentare gratuitamente il corso obbligatorio sulla sicurezza e ricevere il relativo attestato di partecipazione. L’occasione permetterà, inoltre, di approfondire metodologie e strumenti di gestione dell’attività e delle risorse aziendali, confrontandosi con altri interlocutori del settore: un momento di network prelibato difronte a uno sfizioso aperitivo.

A volte il lavoro della tua vita è quello che non ti aspetti…basta fare esperienza per capirlo

A volte il lavoro della tua vita è quello che non ti aspetti…basta fare esperienza per capirlo.

Oggi vi riportiamo il caso del Capo Cantiere Leonardo Bianchi, un ragazzo che era convinto che le trasferte non facessero assolutamente al caso suo.

Nel novembre scorso Leonardo ha ricevuto una chiamata dalla sua azienda con la quale gli si proponeva di andare in trasferta in un prestigioso cantiere in Egitto: Leonardo, a malincuore, ha accettato, sapendo che in fondo un’esperienza così era difficile da rifiutare per il suo proseguo di carriera. Come unica condizione ha chiesto di effettuare solo 3 mesi di permanenza.

Passati i 3 mesi di permanenza Leonardo ha capito che quello era il suo posto e che fare delle trasferte di lavoro lo rendeva felice e produttivo come non mai. Alla fine ha chiesto all’azienda di prolungare la sua permanenza in quel cantiere in Egitto per almeno un anno!

Storie di cantiere

La crescita inarrestabile del settore edile:

Bolla destinata a scoppiare o motore trainante della ripresa?

Quando un settore cresce così tanto – soprattutto dopo un periodo di crisi come il Covid – ci sono sempre dei sentimenti contrastanti:

È un fuoco di paglia?

Per ora “tutto gira” ma domani? Cosa succederà?

Sentimenti comprensibili, sia dall’una che dall’altra parte.

Ma… chi ha ragione? L’ottimista o il pessimista?

Dipende!

Ci spieghiamo meglio.

Innanzitutto, dipende da cosa intendiamo per settore edile: molte persone (sommerse da continue notizie in televisione sul tema) credono solo che sia legato al 110%.

Certo, questo super bonus ha dato una grande spinta alla ripresa di tutte le professioni e maestranze collegate ma… le abitazione private (e condomini) non sono gli unici “edifici” che vengono costruiti da chi lavora nell’edilizia.

Tante sono le applicazioni e, alcune, le abbiamo già trattate nel nostro blog, come il tema delle

Smart city: L’edilizia del futuro

(puoi recuperare l’articolo completo qui…)

Che sono ancora progetti ambiziosi ma che definiranno le nostre vite nei prossimi anni, rivoluzionando di vivere le città – sotto ogni punto di vista… come, ad esempio:

  • La mobilità;
  • L’ambiente;
  • La sicurezza;
  • Le infrastrutture;
  • etc…

Puoi già notare da te (anche se non sei esperto in questo ambito o vorresti avvicinarti) come tutte queste “costruzioni” non siano case eppure fanno parte del settore edile.

e sono sull’agenda di moltissimi Stati – nonostante non ci siano bonus al momento.

Il che significa che ci saranno degli appalti ai privati e le opportunità di lavoro – se possibile – continueranno ad aumentare.

D’altronde, ristrutturare una casa richiede un certo numero di persone e impegno…

… ma riprogettare una città è uno sforzo completamente diverso!

Ecco perché siamo convinti che il settore edile, nel triennio 2020 – 2022, sia ben lontano dall’arrestarsi.

Certo – magari la crescita diminuirà (com’è naturale che sia in ogni settore) – ma il focus dei lavori si sposterà.


Oggi il 90% delle imprese italiane è focalizzato sul privato ma domani? Aziende? Città? Infrastrutture?

In più dobbiamo considerare che questa ondata di bonus riguarda le ristrutturazioni e non le nuove costruzioni… altra “nicchia” non considerata attualmente ma che potrebbe diventare predominante nei prossimi anni.

Inoltre, noi di geoJOB abbiamo notato come le aziende stiano cercando sempre nuovi professionisti con collaborazioni freelance e assunzioni – per integrare le loro forze attuali.

E non parliamo di profili di basso livello, ma di grandi opportunità per capo commessa, geometri e tanti altri (puoi scoprirle tutte qui)… il che significa che sono ben lontane dal completare i loro progetti e, arrivati a quel punto, ci saranno nuovi progetti (come dicevamo poco sopra).

Esatto: le aziende sono alla ricerca disperata di figure professionali, dato che…

  • Nel 2021 gli investimenti nel settore edile sono cresciuti del 17,6%;
  • Nel 2022 cresceranno ancora del 6,6%…

considerando che nel 2020 era diminuito solo del 5,5%.

Tradotto in parole semplici: il settore è sceso nel 2020, ma già nell’anno successivo la crescita è stata di tre volte tanta la caduta (recuperandola del tutto…) ma non si è arrestata qui: nel 2022 sarà ancora in crescita. Di nuovo, oltre la caduta del 5,5%.

Le premesse per il futuro sono molto incoraggianti – considerando che il Pnrr è “appena” all’inizio e tale crescita era già stata confermata MOLTI mesi prima rispetto a questo piano.


Il che significa: incentivi o no, l’edile sarebbe cresciuto.

Magari più lentamente, certo, ma il trend aveva già segno “+”.

E se non sei ancora convinto del tutto sappi che, nel 2019, la crescita era stata del +4,3%: che significa questo dato?

Semplicemente, che solo una pandemia (evento eccezionale – ricordiamocelo) ha potuto invertire il trend che già era indirizzato verso l’alto.

Poi il 2020 negativo, ma subito recuperato e ampiamente superato.

E finora abbiamo parlato solo del passato: non possiamo sapere quali innovazioni tecnologiche ci saranno e in quale modo influenzeranno le nostre vite… figuriamoci i nostri edifici!

Insomma…

Se ti affascina l’ambito dell’edilizia e vorresti che diventasse il tuo settore lavorativo, puoi stare tranquillo: è un mondo che si evolverà ancora e per decenni a venire, variegandosi.

Magari per 5 anni ti ritroverai a costruire case, poi passerai alle infrastrutture, poi alle aziende e poi… chissà!

Ciò che è certo è l’importanza di formarsi e costruirsi delle solide competenze: una volta acquisite (se già le hai e vorresti cambiare “aria”) non ti resta che preparare il tuo CV, capire quali sono le tue ambizioni e…

Cercare il lavoro dei tuoi sogni qui, nel nostro portale dedicato solo ai lavori del settore edile e delle costruzioni!

Ecco chi dirige “l’orchestra” dei lavori: il direttore di cantiere

Quanto può guadagnare? E perché è sempre più richiesto?

Una figura complessa e sempre più ricercata, ecco chi è il direttore di cantiere.

Il suo obiettivo? Gestire con responsabilità le task e il processo di lavoro – coordinando tutti i lavoratori del cantiere, diretti e indiretti.

Ciò significa assicurarsi anche che i fornitori – arrivati sul posto – seguano delle precise indicazioni, preziose per risparmiare tempo e denaro… perché è responsabile dell’avanzamento dei lavori e del rapporto con il capo commessa che nel direttore vede il suo “braccio destro operativo” che lo supporta nelle decisioni e nel portarle a termine.

Ma non solo, anche i macchinari sono sotto la sua responsabilità! Insomma, tante sono le sue mansioni quotidiane, che ora vediamo approfonditamente.

Nel dettaglio, i compiti del direttore tecnico di cantiere riguardano…

… tutto quello che capita nel cantiere. Ossia:

  • l’organizzazione dello stesso (orari, processi, pause, materiali, etc.);
  • l’impiego dei mezzi;
  • la realizzazione dei ponteggi (le opere provvisorie);
  • la guida e sorveglianza dei dipendenti e professionisti (idraulici, elettricisti, etc.);
  • rispetto della normativa antinfortunistica (ne è responsabile) per TUTTE le persone presenti sul sito;
  • il controllo dell’esecuzione del progetto – parlando con il direttore dei lavori (o il capo commessa) per controllare che il lavoro prosegua nella giusta direzione senza intoppi;
  • il controllo dei materiali (evitare furti);
  • la contabilità dei lavori.

Può capitare che – in alcuni contesti meno strutturati o lavori più limitati con il budget – il direttore dei lavori sia anche il capocantiere.

In questo caso, le sue mansioni aumentano (ma aumenta anche il suo valore professionale), dato che si aggiunge il compito de:

  • Il controllo che le strutture e mezzi funzionali del cantiere (sanitari, locali di servizio, attrezzature, macchinari, etc.) siano tenuti in buono stato;
  • L’aggiornamento del programma dei lavori;
  • Curare che la documentazione necessaria alla costruzione sia tempestivamente trasmessa ai responsabili delle singole squadre;
  • La compilazione del giornale di cantiere e provvedere che sia letto e approvato dal direttore dei lavori e dello
  • Stato di avanzamento lavori; di conservare e aggiornare tutta la documentazione di cantiere.

Insomma, davvero tante responsabilità che, d’altro canto, sono ben riconosciute a livello economico (ne parleremo tra poco) e di carriera.

Ma queste sono le sue mansioni – il punto di arrivo del direttore di cantiere. Ma qual è il punto di partenza?

Come diventare un direttore di cantiere?

Ripartendo dalle mansioni, come direttore di cantiere devi conoscere tutti gli aspetti che gravitano intorno al luogo di lavoro, come:

  • Tecnici;
  • Amministrativi;
  • organizzativi

perché solo così puoi essere consapevole dello stato dei lavori e poter gestire un cantiere, anche complesso.

Ribaltato sulle “materie” significa che dovrai conoscere l’urbanistica e la matematica, le normative tecniche e sulla sicurezza… passando per lo studio delle gare d’appalto. 

Competenze che – oltre sul campo – possono essere acquisite tramite un percorso di studi in particolare, ossia il titolo di geometra diplomato iscritto all’albo, volendo anche laureato in alcune materie – quali:

  • Ingegneria civile ed edile;
  • Architettura.

Anche solo la laurea breve è sufficiente!

L’importante è essere abilitato come geometra all’albo e “immergerti” il prima possibile nella vita di cantiere!

Solo così potrai acquisire e potenziare le tue soft skill come la capacità decisionale, l’abilità di analisi, la capacità di calcolo e il problem solving – fondamentale in un lavoro del genere.

Il modo migliore è – già durante gli studi – collaborare presso studi tecnici o di geometri in modo da avere i primi contatti con il lavoro vero, quotidiano.

Bene. Visto anche il percorso e le competenze richieste – di solito – dalle imprese, non ci resta che rispondere alla domanda delle domande, ovvero:

Quanto guadagna un direttore di cantiere?

Tutte queste competenze e responsabilità sono ben pagate dal settore delle costruzioni – infatti lo stipendio medio italiano è di circa  € 3 792.

Non male!

Ovviamente, ci sono delle differenze legate all’esperienza – fattore che in questo lavoro non è da sottovalutare.

Infatti, come detto prima, solo lavorando NEL cantiere si può crescere e sviluppare tutte le capacità necessarie per poter crescere – professionalmente ed economicamente.

Detto ciò, partiamo dalle figure entry level – ossia chi ha appena iniziato o ha ancora poca esperienza – guadagna, in media, circa 40.000 € all’anno.

Poi, con il passare del tempo (e quindi vedendo più lavori e imparando a gestire situazioni sempre più complesse) lo stipendio cresce fino a raggiungere i 50.000 € all’anno. 

Una professione ben retribuita e stimolante

Questa è la figura del direttore di cantiere, coordinatore e risolutore delle problematiche di cantiere: i progetti arrivano in fondo grazie a lui!

Una figura che è sempre più richiesta dalle imprese del settore delle costruzioni per potergli affidare i loro progetti – data la grande crescita che il settore ha conosciuto negli ultimi anni. 

Perciò, se anche tu desideri lavorare come direttore di cantiere

Scopri le offerte di lavoro sul nostro portale geoJOB!

Il cantiere fa bene al lavoro e all’umore?

Secondo voi è giusto lavorare solo in ufficio o recarsi anche in cantiere fa bene al lavoro e all’umore?

Oggi vi raccontiamo la storia di Ing. Francesca Rossi, ragazza brillante nel lavoro e con tanta voglia di fare ed imparare. Francesca ha trovato lavoro come ASPP in un’azienda importante ed era felicissima di questo ma, nell’ultimo periodo, si sentiva demotivata

Ad un tratto, il lavoro dei suoi sogni non sembrava più quello di una volta e tutto le sembrava triste e buio, arrivando ad essere meno produttiva del suo solito standard. Il direttore del personale, notando questo disagio, dopo una serie di valutazioni interne, le ha proposto il lavoro “on site”, in cantiere…ed ecco la svolta! La sua vita professionale, e personale, ha avuto un risvolto positivo: Francesca ha iniziato a fare ciò che le piaceva e di conseguenza è tornata ad essere produttiva più che mai.

La vita e il lavoro le hanno anche riservato una bellissima sorpresa: in pochi mesi di cantiere ha conosciuto anche il suo futuro marito, il capo cantiere.

Se il lavoro ti rende felice la vita sarà di conseguenza più felice che mai, non trovate? Basta fare quello che più si ama!

Inviaci una e-mail a info@geojob.it e raccontaci anche tu un’esperienza o un episodio vissuto tra i cantieri. Siamo appassionati di questi racconti e pubblicheremo ben volentieri anche la tua storia.

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Esonero contributivo totale per l’assunzione di giovani under 36

La commissione UE ha dato il via libera al beneficio, ovvero a un aumento degli incentivi già previsti dalla Legge 205 del 2017. Sono state introdotte delle disposizioni per potenziare gli incentivi per il bonus assunzioni giovani under 36 nel biennio 2021-2022, con l’obiettivo di promuovere l’occupazione giovanile stabile. Con la nuova Legge di Bilancio, i benefici riguardano: 

  • assunzioni giovani under 36 anziché under 30;
  • l’esonero del versamento del 100% dei contributi, non solo più del 50%;
  • l’aumento del massimale annuo delle agevolazioni, che passa da 3.000 a 6.000 euro;
  • sgravio della durata di 48 mesi per le assunzioni nel Sud Italia

Il bonus assunzioni under 36 nel 2022: cos’è e come funziona

Il bonus assunzioni, confermato dalla Legge di Bilancio 2022, è un esonero contributivo del 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 36 o per le trasformazioni dei contratti da determinato a indeterminato effettuate tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022. L’esenzione è riconosciuta nella misura del 100%, nel biennio 2021-2022, per un periodo massimo di 36 mesi (48 mesi per il Sud), nel limite di importo di 6.000 euro annui (500€ mensili), con riferimento ai soggetti che alla data della prima assunzione incentivata non abbiano compiuto il 36° anno di età.

Dal beneficio restano esclusi, come già previsto dall’articolo 1, comma 114, della legge n. 205/2017, i rapporti di apprendistato e i contratti di lavoro domestico, in relazione ai quali il quadro normativo in vigore già prevede l’applicazione di aliquote previdenziali in misura ridotta rispetto a quella ordinaria.

Chi ha diritto all’esonero

L’esenzione può essere richiesta da tutti i datori di lavoro privati (salvo imprese del settore finanziario) che assumano giovani al di sotto dei 36 anni (per l’esattezza 35 anni e 364 giorni) e che non abbiano mai avuto un contratto a tempo indeterminato con nessun tipo di azienda. Per ottenere il bonus assunzioni l’azienda dovrà rispettare i seguenti requisiti:

  •   essere in regola con gli obblighi di contribuzione previdenziale;
  •   non aver violato le norme che tutelano le condizioni di lavoro;
  •   rispettare gli accordi e i contratti collettivi nazionali, regionali o aziendali, sottoscritti dai sindacati.

Bonus Under 26 o Apprendistato professionalizzante?

In questa sede, crediamo sia utile confrontare l’incentivo under 36 con il contratto di apprendistato professionalizzante, in quanto riguarda praticamente la stessa categoria di lavoratori. Nella tabella sottostante vengono riassunte le principali condizioni da rispettare per ricevere le agevolazioni previste dalle rispettive normative di riferimento.

Esonero assunzioni under 36

 

Decontribuzione sgravio

La decontribuzione non si applica alle seguenti voci:

  • Premi e contributi dovuti all’INAIL;
  • Contributo al fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto ed i contributi a favore dei sistemi bilaterali;
  • Il contributo per la garanzia sul finanziamento della Qu.I.R;
  • Il contributo di solidarietà sui versamenti destinati alla previdenza complementare e/o ai fondi di assistenza sanitaria;
  • Il contributo di solidarietà per i lavoratori dello spettacolo;
  • Il contributo di solidarietà per gli sportivi professionisti.

Nei nove mesi successivi all’assunzione agevolata, per poter usufruire dei benefici, i datori di lavoro non devono licenziare personale inquadrato con la medesima qualifica nella stessa unità produttiva.

Per approfondimenti vi invitiamo a consultare il sito dell’INPS:

–        Circolare n°56 del 12-04-2021: https://servizi2.inps.it/Servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualUrl=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%2056%20del%2012-04-2021.htm

–        Messaggio n°3389 del 07-10-2021 https://servizi2.inps.it/Servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualUrl=/messaggi/Messaggio%20numero%203389%20del%2007-10-2021.htm

Aggiornamento 01/02/2022: come si evince dal Messaggio dell’INPS 403/2022, i benefici contributivi previsti per giovani possono essere utilizzati nel limite del Temporary framework fissato a 2,3 milioni e comunque entro il 30 giugno 2022. Per cui, l’impresa deve fare sempre attenzione al tetto quantitativo indipendentemente dalla data di scadenza temporale del beneficio.

https://servizi2.inps.it/Servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualUrl=/messaggi/Messaggio%20numero%20403%20del%2026-01-2022.htm

 

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Il responsabile di commessa: una figura sempre più ricercata nel settore edile

Scopriamo insieme le competenze, le mansioni e le responsabilità di questa figura chiave

Il responsabile di commessa – negli ultimi anni – è una figura che ha acquisito sempre più importanza nel settore edile, diventando uno dei cardini fondamentali per la riuscita di un progetto.

 

Infatti, volendo riassumere in estrema sintesi gli obiettivi di un responsabile di commessa, possiamo dire che il suo lavoro mira ad assicurarsi che: 

  • Il lavoro venga completato (banale, ma non scontato);
  • Il lavoro venga completato in tempo
  • Il lavoro venga completato in tempo ed entro il budget stabilito.

Puoi capire da te come si tratti di un ruolo di grande responsabilità e competenza, ma che dall’altra lato ripaga questo impegno. 

Infatti, nel settore edile, in questo momento c’è grande richiesta di questa figura ad alto profilo che voglia mettersi in gioco per portare avanti i progetti dell’impresa. 

Ora vediamo nel concreto quali sono le mansioni e la “giornata tipo” di un responsabile di commessa

Di che cosa si occupa un Responsabile di Commessa?

Passate in rassegna le tre grandi responsabilità, vediamo come concretamente il responsabile di commessa lavori.

Mansioni piuttosto varie…

È il commento che sentiamo più spesso in GeoJOB quando un’azienda decide di creare il suo annuncio per questa figura.

Infatti la sua giornata passa dalla programmazione e verifica della corretta esecuzione dei lavori alla gestione delle persone passando per la creazione dei preventivi e dalla cura del rapporto con clienti e fornitori. 

Mansioni molto diverse tra loro, che richiedono sia competenze tecniche (d’altronde siamo nel settore edile, uno dei mercati in cui le competenze sono fondamentali) sia le famose soft skills, per gestire al meglio inconvenienti e il rapporto con le altre persone – anche non addette ai lavori.

Per questo motivo fare il responsabile di commessa in un’azienda edile è un lavoro impegnativo, ma comunque vario e sfidante.

Una figura che, come abbiamo detto finora, è fondamentale in un progetto. Ma quali sono le caratteristiche di un “buon responsabile di commessa?

In geoJOB abbiamo aiutato molti candidati a trovare lavoro come responsabile e abbiamo notato come ci siano quattro caratteristiche principali che questi professionisti hanno in comune

Vediamole insieme!

 

Le caratteristiche di un buon responsabile di commessa

Vediamo di seguito le quattro caratteristiche principali di questa importantissima figura.

1-È un pianificatore accurato

Per programmare e gestire una commessa è necessaria grande capacità nella pianificazione.

Deve essere in grado di realizzare schemi operativi, valutare rischi e opportunità e da questi stabilire un “piano” di azione per poter rendere sostenibile un progetto e far felici sia i clienti che il suo datore di lavoro.

2-Saper reagire agli imprevisti

Gli imprevisti accadono, che lo si voglia o no.

Alcuni sono evitabili o facilmente risolvibili, ma altri costringono il responsabile di commessa a riflettere su come – pur mantenendo gli obiettivi – si possa trovare una soluzione ottimale per risolvere il problema. 

Certo, non può fare miracoli (il budget è quello, come le risorse, le persone, etc.) ma questa figura deve sapersi muovere agilmente dove ne ha la possibilità e portare a termine il progetto. 

Deve saper pianificare certo, ma anche accogliere l’imprevisto e reagire in poco tempo. 

3-È un leader

Portare avanti (e chiudere) una commessa significa – anche – lavorare con delle persone e riuscire a gestirle nel modo corretto, perché tutto il progetto “fili liscio”

Il responsabile di commessa deve saper motivare le sue persone, coinvolgerle nel raggiungimento degli obiettivi e portarle a remare tutti nella stessa direzione – risolvendo malumori e, magari, scontri che potrebbero avvenire. 

Difficile che un buon responsabile di commessa non sia un leader!

D’altronde serve saper delegare, assegnare compiti, controllare gli obiettivi e rendere le persone coinvolte in un team all’interno del progetto. 

4-È un diplomatico

Saper comunicare con il proprio team, ma non solo: deve saper dialogare anche all’esterno – per riuscire ad ottenere condizioni che siano le più vantaggiose ai fini del raggiungimento dell’obiettivo.

Le situazioni possono essere molte: dall’utilizzo dei macchinari in comune (gru, etc.) dell’azienda e necessari anche ad altri responsabili di progetto, ricordandosi che sì – il suo progetto è importante – ma che l’azienda deve rimanere intatta (per esempio, non può richiedere una gru in anticipo se questo porta a ritardi su altri due progetti, perché danneggia tutti e – in ultimo – anche se se stesso)… fino alla gestione del cliente con il classico rapporto commerciale per rendere tranquillo il committente sull’andamento del progetto, passando per la gestione dei fornitori, terzisti e tutti i vari soggetti esterni all’impresa coinvolti e importanti per il risultato finale. 

Riassumendo…

Questa è la figura del responsabile di commessa, chiave di volta di molti progetti e che sa destreggiarsi tra tutte le attività che il suo ruolo richiede. 

Una figura che è sempre più richiesta dalle imprese del settore delle costruzioni per potergli affidare i loro progetti. 

Perciò, se anche tu desideri diventare un responsabile di commessa…

 

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