Il Mobility Manager: una nuova professione a metà tra innovazione e sostenibilità

Conosciamo questa nuova figura professionale, nata “ufficialmente” nel 2021

A maggio 2021, il Ministero della Transizione ecologica ha definito il ruolo e le mansioni di una nuova figura professionale: il Mobility manager, una professione già esistente ma che mancava di definizione e di responsabilità reali in base al suo ruolo. 

Di che cosa si occupa?

In una frase, è una figura che promuove e realizza interventi di organizzazione e gestione della domanda di mobilità delle persone.

In sostanza, è la persona che analizza come si muovono le persone di un determinato gruppo (azienda, area, scuola) per capire come migliorare i servizi comuni e ottimizzare i costi – proponendo delle soluzioni più ecologiche e adatte alle persone. 

Secondo il Decreto (quello del 2021), esistono tre categorie di Mobility Manager: 

  1. M.M. Aziendale;
  2. M.M. Scolastico;
  3. M.M. di Area. 

Vediamo ciascuna nel dettaglio – così da analizzare le mansioni che la figura si troverà a compiere durante l’orario lavorativo.

Il Mobility Manager aziendale

Il M.M. – nel contesto dell’azienda – si occupa di gestire la mobilità di tutti i dipendenti e collaboratori per promuovere spostamenti (casa-lavoro e le trasferte) più sostenibili, soddisfacendo le richieste delle persone.  

Le sue attività, pertanto, si limitano al contesto aziendale e alle persone al suo interno. 

Infatti, partendo da un’analisi della domanda (le richieste delle persone) e della situazione intorno all’azienda (fermate del bus, parcheggi, piste ciclabili, etc.) per identificare le strategie da adottare e le azioni da portare avanti per incentivare la mobilità sostenibile.

Il Mobility Manager Scolastico

Simile al precedente, il Mobility Manager Scolastico ha, all’incirca, le stesse attività solo che – anziché lavorare all’interno del contesto aziendale – ha come compito il migliorare la mobilità scolastica, con una notevole responsabilità nel dialogare con tutti gli attori esterni (altri istituti, società di trasporto, etc.).  

Sempre partendo dall’ottica della sostenibilità e dei bisogni delle persone deve preoccuparsi di mantenere i contatti con le strutture comunali e le aziende di trasporto per organizzare un proficuo sistema di trasporto per tutto l’istituto. 

E, infine, non ci resta che parlare del…

Mobility Manager di Area

In questo caso, il Mobility Manager è un lavoratore pubblico dato che la sua mansione riguarda il Comune in cui lavora, con l’obiettivo di:

  • definire e implementare politiche di mobilità sostenibile;
  • svolgere un’attività di raccordo tra i mobility manager aziendali.

Insomma, una figura di raccordo e di supporto per tutti i M.M. aziendali e scolastici, con cui coordinarsi per migliorare la mobilità e la sostenibilità dell’area di sua competenza.  

Ma, al di là della specificità della sua mansione, quali sono le competenze richieste per diventare Mobility Manager?

Le competenze del Mobility Manager

Riprendendo le attività che abbiamo visto prima, le competenze di un Mobility Manager dovrebbero essere molto varie dato che – nella stessa giornata – si potrebbe trovare il mattino ad analizzare statistiche e a realizzare report per proporre nuove soluzioni di mobilità e, nel pomeriggio, presentarlo a chi ha la possibilità di metterlo in pratica, come l’amministrazione comunale.  

Da questo piccolo esempio si possono dedurre già alcune delle sue competenze principali:

  • Tecniche, ossia relative al suo settore (logistica, ingegneristiche, etc.);
  • Soft, come il marketing (e la capacità di negoziazione) e quelle organizzative.

Ecco perché non è sufficiente conoscere a fondo il suo lavoro, ossia il mobility management e saperlo valutare in ogni sua fase (analisi, progettazione, confronto, applicazione, revisioni correttive e migliorative) ma… 

La persona deve anche saper contestualizzare il progetto con le persone che lavorano insieme a lui per poter portare avanti le sue attività con l’approvazione dell’imprenditore, del dirigente o – nel caso del M.M. di area – del Sindaco (o chi per lui). 

Il tutto per un unico obiettivo! 

L’errore che non è da compiere è pensare che sia una semplice figura che ottimizza ciò che già esiste: non è così!

Il suo lavoro (e compito principale) è creare programmi di mobilità per gruppi di persone (dipendenti, studenti e comunità locale, a seconda dei casi) – anche da zero – cercando di coniugare sostenibilità (economica e ambientale) con le esigenze delle persone.

E questa è la figura del Mobility Manager, professionista “nato da poco” ma che può dare un grande apporto anche alla tua azienda. 

Per questo motivo, se desideri avere una figura con queste competenze nella tua impresa, non ti resta che… 

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Nel 2023, i social sono il tuo nuovo Curriculum

L’identità digitale per trovare lavoro

In media, ogni giorno, spendiamo 5 ore sui social network… un numero davvero alto e che sembra ancora più incredibile se pensiamo che – fino ad una decina di anni fa – gran parte dei social che utilizziamo ora nemmeno esistevano. 

Una vera e propria rivoluzione sociale che ha cambiato in modo profondo le nostre vite. 

E, ovviamente, anche il mondo del lavoro non è rimasto a guardare ma ha cominciato (con un po’ di ritardo, va detto) ad utilizzare questi strumenti per: 

  • Trovare;
  • Conoscere;
  • Contattare.

nuovi candidati per le aziende. 

Oggi questo fenomeno è diventato la prassi, tant’è che si parla di social recruiting, una continua ricerca che viene svolta… mentre il candidato non ha inviato neppure il curriculum!

Infatti, per quanto il CV sia ancora importante (è la nostra “carta d’identità” lavorativa), è bene concentrarsi anche sul come utilizziamo altri canali pubblici: i social, appunto. 

Oggi parleremo proprio di questo: come rendere il tuo profilo appetibile ad un nuovo potenziale datore di lavoro (o responsabile delle risorse umane)?

I canali digitali più utilizzati

Innanzitutto, facciamo una piccola panoramica: tra le piattaforme più utilizzate per cercare un impiego, LinkedIn resta la favorita – scelta dal 58% dei candidati ma anche gli altri (Facebook e Instagram) hanno iniziato a diventare sempre più utilizzati per proporsi alle aziende (o essere notati). Crescono anche Facebook (dal 27% al 32% in quattro anni) e Instagram (10%).

Ed è proprio su LinkedIn (che ricordiamo, nasce come social professionale)  che molto spesso i recruiter effettuano la loro prima ricerca – magari cercando:

    • Una particolare laurea o corso di studi;
    • Corsi, attestati, etc.;
    • Ruolo ricoperto e mansioni;
    • e così via…

Ecco perché il primo consiglio per essere visibile ad un potenziale datore di lavoro è…

1 Mantieni i tuoi profili aggiornati

LinkedIn, ma non solo. 

Avere un costante aggiornamento sulla tua vita professionale è molto importante, perché ti regala maggiore visibilità rispetto ad una persona che – a malapena – ha inserito nome e cognome, magari con una foto sgranata. 

I tuoi profili online sono diventati la “prima impressione” dei responsabili delle risorse umane: non considerare questo fatto è dannoso quanto presentarsi in infradito ad un colloquio…

2 Cura la tua reputazione digitale

La reputazione è quello che dicono su di te le persone. Prima dell’arrivo di internet, questa informazione su di noi era limitata ad amici e parenti: di certo, uno sconosciuto non avrebbe mai potuto sapere nulla di te senza passare del tempo con te o con i tuoi conoscenti. 

Oggi, questo fenomeno è cambiato: la maggior parte dei recruiter, prima di concederti del tempo per un colloquio, fa una ricerca online.

Se ieri c’erano solo i CV (in cui un candidato aveva la possibilità di mostrare solo ciò che voleva o – peggio – mentire), oggi gli strumenti sono aumentati: i social sono lo specchio della nostra vita professionale (e non), pertanto delle foto sconvenienti o commenti/post/etc. non politicamente corretti o anche offensivi potrebbero portare ad escluderti a priori dalla possibile “lista dei candidati” di un’azienda. 

Pensa che addirittura il 44% dei recruiter scarta profili a causa della loro reputazione!

E, secondo una statistica, gli HR scartano le persone già dai loro social se…

  • Trovano un profilo poco aggiornato (quante occasioni perse!);
  • Leggono Informazioni non coerenti con il CV;
  • Leggono commenti negativi sui datori di lavoro;
  • Scoprono foto o contenuti poco professionali e, la peggiore di tutte, se 
  • Trovano contenuti discriminatori e insulti verso altre persone! 

3 Sii attivo (ma non troppo)

Proviamo a ragionare come un recruiter: se stanno cercando online un profilo come il tuo, significa che dovrai emergere rispetto a tutti gli altri possibili candidati

Come fare?

Semplice, rimanendo attivo: ma NON postando foto delle vacanze ogni giorno (ricordi la reputazione digitale? Ecco…) ma interagendo, commentando e realizzando dei post che mostrino le tue competenze, la tua intraprendenza e la tua capacità di ragionamento sul tuo lavoro.

Certo, all’inizio è complesso: ma poi vedrai che poco per volta ci farai l’abitudine e diventerà sempre più semplice (e divertente!). 

Ovviamente, evita di postare e commentare TUTTO il giorno… a quel punto rischieresti di passare per fannullone!

4 Questi consigli valgono anche se NON stai cercando lavoro

Un vecchio detto afferma che: “Non serve scavare un pozzo quando si ha sete”

Ecco, per il mondo del lavoro è la stessa identica cosa: non aspettare di voler cambiare lavoro o di essere – purtroppo succede – licenziato. 

Inizia già da ora a creare una rete con persone interessanti e con le aziende “dei tuoi sogni” o che per cui ti piacerebbe lavorare. 

È un primo passo – diciamo un paracadute – per non restare completamente a zero nel momento in cui, per volontà tua o altrui, ci sarà un cambiamento nella tua vita lavorativa!

…E nel caso tu decida di cambiare lavoro… 

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Il 2021 volge al termine e l’unica cosa che possiamo dirvi è GRAZIE DELLA FIDUCIA!

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Perché è importante il corso di formazione sulla sicurezza del lavoro?

Il corso che può salvarti la vita

Visto – erroneamente – da molti come un corso “inutile” o una perdita di tempo e utile solo per il rilascio dell’attestato, in realtà la formazione per la sicurezza sul lavoro è molto importante e può fare la differenza tra vita e morte – tua e di chi lavora con te.

E non solo!

Infatti, la salute e sicurezza sul lavoro è, innanzitutto, un diritto del lavoratore e presa con grande attenzione dallo Stato perché è stato dimostrato che – se si lavora in un ambiente sicuro – ci sono meno costi (dovuti anche alla mancanza di sanzioni) e si è maggiormente produttivi.

Tutti ci guadagnano: il dipendente, l’impresa e lo Stato – che non deve pagare cure mediche, giornate di lavoro perse, risarcimenti, premi assicurativi.

Proprio per questo motivo La formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è obbligatoria per tutti i lavoratori (un dovere) e un diritto perché devono essere informati sui possibili rischi sul lavoro e formati sul corretto utilizzo delle attrezzature e delle procedure di prevenzione dell’azienda (dall’antincendio al primo soccorso).

Essendo obbligatoria, il datore di lavoro deve formarli, in riferimento al proprio posto e alla propria mansione, durante l’orario di lavoro e deve essere gratuita per il dipendente.

Detto ciò, arriviamo al cuore dell’articolo: perché è necessario fare formazione sulla sicurezza?

Lasciando da parte i motivi strettamente legali (è obbligatorio ed è un diritto e dovere del lavoratore), concentriamoci sui motivi meno evidenti, ma altrettanto importanti.

Due motivazioni (delle 3) ce le siamo già dette, ossia:

a. Previene gli infortuni

Non nascondiamoci dietro le ovvietà: solo chi lavora sbaglia e l’incidente – purtroppo – può capitare. Ci auguriamo sempre che si possa ridurre la gravità dell’infortunio e poterlo classificare come “un mancato infortunio”, la cui analisi consente di portare in evidenza una casistica utile a far emergere eventuali falle nel sistema di prevenzione,

Ma è qui che la formazione sulla sicurezza fa la differenza: la vera emergenza accade quando il lavoratore non conosce le procedure corrette e si comporta “a sensazione”: se capita questa situazione, la persona potrebbe mettere a rischio sé stesso e i colleghi.

E, infatti, le misure di prevenzione degli infortuni sul lavoro hanno lo scopo di evitare l’errore umano – insegnando le azioni corrette.

È fondamentale quindi garantire a tutti i lavoratori una formazione adeguata sull’importanza delle norme di sicurezza, che spesso vengono sottovalutate per poca attenzione.

Perciò non è considerato così determinante: tutte le mansioni (anche al di fuori dell’orario lavorativo) nascondono dei rischi e… solo chi li conosce li può evitare!

Il secondo motivo, invece, riguarda la produttività aziendale.

b. L’aumento di competitività dell’azienda

La formazione continua sulla sicurezza dei lavoratori è importante perché aiuta a mantenere alto il livello di competenza dell’azienda.

Il lavoratore che riceve corsi di aggiornamento periodici può accrescere le proprie competenze professionali (sia in teoria che nell’applicazione pratica – tramite l’utilizzo dei macchinari), sarà più sicuro sul suo funzionamento e potrà sviluppare nuove soluzioni per ottimizzare i tempi e i costi.

Insomma: fare formazione conviene anche all’impresa… perché dove c’è competitività c’è produttività ed efficienza.

Il terzo motivo – che non abbiamo ancora trattato – riguarda l’importanza del capitale umano…

c. La formazione sulla sicurezza è investire nelle persone

L’errore di troppe aziende è considerare la formazione una perdita di tempo (ed un costo)… quando in realtà è un investimento per le proprie figure professionali!

Ogni lavoratore è una risorsa importante per l’azienda e per questo deve essere tutelato dai rischi che può incontrare durante la sua giornata lavorativa.

E, come tutti gli investimenti, se non si dà la giusta attenzione… si possono avere delle gravi conseguenze per tutta l’azienda: infortuni, periodi di assenza, interruzione delle attività, danni economici, sanzioni penali. Tutti fattori non semplici da affrontare per il titolare d’impresa… meglio evitarli no?

L’unico modo per evitarli e ridurre le probabilità di infortuni e incidenti sul lavoro è proprio una formazione adeguata sulla sicurezza di tutti i professionisti.

Inoltre, dobbiamo fare in modo di ritornare ad esercitare la forza dell’insegnamento, ora dobbiamo affrontare il problema del ricambio generazionale facendo in modo che chi ha lavorato anni e anni nei cantieri possa “travasare” le competenze e le esperienze alle nuove generazioni; solo così abbiamo una speranza che il mondo delle costruzioni possa continuare ad avere un futuro!

Infatti, proprio nel settore delle costruzioni, i corsi di formazione (non solo quelli per la sicurezza) sono molto importanti per consentire alle imprese di innovare e poter realizzare progetti sempre più ambiziosi – con grande attenzione alla sicurezza e alle persone che lavorano al progetto.

Infine…

d. Bonus: Il valore aziendale

Investire nella sicurezza dei propri collaboratori è anche una via per migliorare il rating dell’azienda e può portare anche ad avere la possibilità di ottenere condizioni di credito migliori.

Perciò, è un’ottima via per migliorare la propria immagine aziendale, attirando nuovi possibili candidati preparati e attenti anche la sicurezza del proprio posto di lavoro.

Per questo motivo noi di GEOJOB accompagniamo le aziende nel percorso di formazione sulla sicurezza del settore edile (ma non solo) sia per i loro dipendenti attuali sia per quelli futuri che entreranno nei loro processi aziendali – così da poter contare su professionisti formati su questo e tanti altri argomenti specifici per le loro attività quotidiane.

Vuoi saperne di più sui nostri corsi di formazione specifici per il settore edilizia e infrastrutture? Puoi contattarci qui!

Colloquio di lavoro? Ecco quali sono i 5 errori più comuni da evitare.

Secondo alcuni dati statistici, durante un colloquio di lavoro il 33% dei candidati assume una postura errata e il 67% evita il contatto visivo con il recruiter.

Durante un colloquio di lavoro molti candidati si concentrano principalmente su quelli che sono i contenuti tralasciando una parte molto importante: il proprio atteggiamento.

Nella maggior parte dei casi, ai recruiter bastano pochi minuti per farsi una prima impressione del candidato. Tanti sono i fattori che influenzano in modo positivo (o negativo) la percezione dell’interlocutore: la postura,  il sorriso, lo sguardo, la stretta di mano… Sai quando si dice “c’è chimica”? Ecco, vale anche per noi, recruiter😊

Vediamo insieme, quali sono i 5 errori più comuni da evitare in un colloquio di lavoro.

5 errori più comuni da non fare in un colloquio di lavoro

1. Arrivare in ritardo a un colloquio di lavoro

Certo, nella vita può succedere di tutto e gli imprevisti capitano a tutti noi! Ma mettiti nei panni del recruiter che magari ha una lista di candidati da intervistare dopo di te e alle quali (di conseguenza) dovrà far attendere. Sicuramente nessuno è felice di dover restare in attesa! In ogni caso, il tuo ritardo “gioca” soprattutto a discapito TUO, in quanto, oltre al rischio di creare un clima sfavorevole tra te e il recruiter, avrai decisamente meno tempo per presentare la tua candidatura e per un’eventuale “chiacchierata” più informale a fine colloquio. Tuttavia, ti consigliamo di arrivare al colloquio con 5-10 minuti di anticipo o quanto meno di informare il tuo interlocutore del possibile ritardo. Per cui, assicurati di avere con te un numero da contattare quando ti rechi al colloquio.

2. Stretta di mano troppo forte (o troppo debole)

Durante un colloquio di lavoro la comunicazione non verbale può essere determinante per decretare un successo (o un fallimento). È incredibile ma vero: un gesto semplice come lo è una stretta di mano può dire molto sulla nostra personalità. Sicuramente una stretta di mano troppo forte potrebbe trasmettere al nostro interlocutore il senso di aggressività e, viceversa, una stretta di mano troppo debole comunica la nostra insicurezza oppure la mancanza di entusiasmo. 

Una stretta di mano decisa, accompagnata da un sorriso e da uno sguardo sicuro, può dire molto di più delle parole. Senza dubbio, riuscirai a fare una buona impressione di te e trasmettere sicurezza e positività. Non dare per scontato questo aspetto!

3. Non mostrare entusiasmo durante un colloquio di lavoro

entuṡiasmo: nell’uso com., sentimento intenso di gioia, di ammirazione, di desiderio per qualche cosa o per qualcuno, oppure totale dedizione a una causa, a un ideale, ecc. (Treccani)

Dirai: “Si ma, se non conosco ancora l’azienda e nemmeno l’offerta di lavoro, come faccio a mostrare il mio entusiasmo?”. Hai ragione, ma ciò che ci aspettiamo è l’interesse proprio nello scoprire tutti i dettagli della tua futura posizione. Ponici le tue domande! Esprimici i tuoi dubbi! In fin dei conti, il lavoro di noi recruiter, non consiste solamente nell’intervistarti, bensì nel fornirti tutte le informazioni necessarie e, soprattutto, nel darti i consigli su come procedere al meglio, a seconda dei vari step del tuo processo di selezione. Non c’è nulla di più appagante per un recruiter del trovare un candidato davvero interessato a quel posto di lavoro!

4. Parlare subito di retribuzione

Riteniamo che il giorno d’oggi l’aspetto economico di un’occupazione ha un ruolo molto importante seppur non primario. Ma come introdurre il discorso della retribuzione durante il tuo colloquio di lavoro? Quando è il momento giusto? Di solito è proprio il selezionatore che introduce il discorso dello stipendio ed è bene lasciare che sia sempre lui a farlo per primo. Il consiglio che ci sentiamo di dare ai candidati è quello di prepararsi bene per il colloquio da questo punto di vista e di informare il recruiter su tutte le componenti della propria retribuzione attuale (indicando i vari bonus, tickets, rimborsi spese ecc). In questo modo il recruiter avrà un riferimento economico e, qualora il tuo profilo fosse in linea con quello ricercato, potrà farti un’offerta competitiva.

5. Parlare male dell’ex datore di lavoro

Un altro errore gravissimo da non fare durante un colloquio di lavoro è quello di parlare male del tuo ex datore di lavoro. Tra l’altro, quando una persona parla negativamente di una persona ottiene esattamente l’effetto opposto.

Gli psicologi americani chiamano questo fenomeno “Spontaneous trait inference”. Significa che ogni volta che dici cose negative su qualcun altro, molto probabilmente chi ti ascolta assocerà a te gli stessi tratti.

Per cui, quando noi recruiter chiediamo al candidato di parlare del suo lavoro precedente ci aspettiamo che egli si focalizzi su quelli che sono i suoi obiettivi raggiunti e sul contributo che ha apportato all’azienda in cui ha lavorato precedentemente. 

Il colloquio di lavoro è un momento cruciale per fare una buona impressione. Affrontarlo con positività, chiarezza e sicurezza aiuta il candidato a mettere in bella luce il proprio profilo professionale. Questo approccio diventa fondamentale sia ai fini dell’assunzione ma anche per allargare la propria rete di contatti per le eventuali future opportunità lavorative.

Noi di geoJOB valorizziamo le persone e generiamo opportunità. Entra nel nostro network registrandoti sul nostro sito e scopri cosa possiamo fare per te!

 

Settore edile: le nuove opportunità di lavoro

Una ripresa senza precedenti che si porta con sé molti scenari positivi

Certo, il 110% è stata sicuramente una grande opportunità per chi vuole ristrutturare o riqualificare la propria casa/appartamento, ma non è questo l’argomento del giorno…

Infatti oggi parleremo di come questo rilancio sia una grande chance anche per i lavoratori del settore edile o più semplicemente, di chi vorrebbe intraprendere una carriera in questo campo. 

Figure come: 

  • Architetti
  • Geometri; 
  • Pianificatori;
  • Responsabili vari (di cantiere, sicurezza, qualità, etc.)

sono molto desiderate dal mercato (e dalle aziende nel settore edile) ma che spesso non si trovano: infatti, oltre a dover conseguire lauree e/o abilitazioni all’albo (a seconda dei casi), c’è un costante bisogno di formazione continua per far fronte alle innovazioni e nuove sfide che si presentano nel settore delle costruzioni: materiali, processi, macchinari… è un mondo in continuo divenire!

Ma tra tutte queste professioni, quella che davvero manca alle aziende in questo momento è l’ingegnere civile e che ha “scatenato una caccia” ai migliori talenti presenti sul mercato. 

Chi è e perché l’ingegnere civile è così ricercato? 

L’ingegnere civile è un ingegnere specializzato nella progettazione e costruzione di edifici, strutture e infrastrutture in ambito civile

Pensa a tutto ciò che vedi intorno a te: 

  • strade;
  • ponti; 
  • ferrovie; 
  • gallerie;
  • dighe;
  • argini, 
  • porti e aeroporti…

E questi sono solo esempi di costruzioni pubbliche, per cui la lista dovrebbe anche comprendere tutte le lavorazioni private come stadi, edifici, etc…

Insomma, è in grado di seguire moltissimi progetti differenti!

E, soprattutto (motivo per cui è così apprezzato), è in grado di seguire tutte le fasi della costruzione di un ciclo di vita di una struttura, dalla progettazione a progetto fino alla manutenzione straordinaria, passando per la costruzione e la manutenzione ordinaria. 

Una figura dalle grandi responsabilità e da cui spesso dipende l’intero andamento del progetto. 

Infatti, l’ingegnere civile si occupa di realizzare disegni e bozze di progetti per poi unirli ai dati raccolti sul sito di costruzione (analisi del terreno, caratteristiche idrogeologiche…) per ricavarne degli studi di fattibilità e i successivi calcoli strutturali

Insomma… potremmo andare avanti ancora molto a lungo sulle sue capacità e abilità richieste dal mercato (impatto ambientale? Vincoli paesaggistici? Materiali? Tutti fattori da considerare…) e che, oggi più che mai, le aziende stanno cercando. 

Il 110% ha accelerato questa tendenza di settore e ha fatto sì che… manchino ingegneri civili per seguire i molti progetti di costruzione!

Infatti, le migliori offerte di lavoro per ingegneri civili arrivano proprio da queste imprese che – in assenza di nuove assunzioni – devono a malincuore lasciare dei progetti o allungarne di molto le scadenze (con il rischio di penali…). 

Ma non solo!  Le opportunità possono arrivare anche da imprese meno “conosciute” dalla maggioranza delle persone – come: 

  • società di manutenzione di strade e autostrade; 
  • studi di ingegneria che offrono servizi di consulenza
  • progettazione e direzione lavori nel campo dell’ingegneria civile..

Una figura chiave, che sa lavorare in squadra con altri professionisti come architetti, ingegneri e figure tecniche.

Un lavoro sia da cantiere sia da ufficio, dando al professionista anche varietà nella sua giornata lavorativa.  

E per tutti questi motivi… anche una figura pagata proporzionalmente alle sue responsabilità e compiti.

Perciò, se sei interessato a cambiare settore (oppure stai pensando di intraprendere da zero una carriera da ingegnere civile…) per trovare lavoro come ingegnere civile, allora sappi che le opportunità sono molte e ben retribuite

Ma, ovviamente, è bene partire in anticipo per “cavalcare l’onda” per poter costruire una solida carriera e una forte reputazione che ti garantirà una lunga strada di successi… 

Non perdere quest’opportunità: scopri le offerte di lavoro per ingegneri civili sul nostro portale!

Smart City, le sfide dell’edilizia del futuro

Cosa ci prospetta questa rivoluzione del settore?

Dare una definizione di smart city non è affatto semplice, perché di una semplice parola, SMART, si potrebbe parlare per ore… un profondo significato perché racchiude non solo l’aspetto tecnologico delle prossime città ma di un’unione di tutti gli elementi fondamentali per garantire uno stile di vita differente alle persone che ci vivono… Insomma, le smart city riguardano anche le risorse

  • Energetiche;
  • Ambientali;
  • Economiche;
  • e molto altro… 

Una città digitale (oltre che fisica) che è la realtà che si sta avvicinando sempre più velocemente nel futuro e già si prospetta che le smart cities avranno un ruolo fondamentale per garantire una soluzione di alloggio e di benessere ad altre 2,5 miliardi di persone che vivranno in città da qui al 2050. 

Un futuro vicino al nostro presente che rappresenta una grande sfida per gli esperti, (urbanisti, ingegneri, architetti) che ormai sono anni che si preparano a questa rivoluzione e chiedono a gran voce un nuovo metodo di costruire le città – che coinvolga tutti gli attori responsabili, come amministratori pubblici, imprenditori, ricercatori e università… tutti orientati verso la costruzione di nuovi paradigmi.

Le smart city: una sfida che può portare grandi benefici

Anche se questo tema è arrivato all’attenzione del grande pubblico solo nell’ultimo periodo, è ormai vent’anni che questo fenomeno sta crescendo e ha iniziato a mostrare le sue prime applicazioni (Barcellona ne è un esempio) e sta conquistando la fiducia anche dei cittadini che beneficiano della sua implementazione nella vita di tutti i giorni. 

Vivono la solita routine ma… in modo differente. 

La mobilità elettrica e l’attenzione al consumo energetico, la riduzione dell’inquinamento e lo smaltimento dei rifiuti sono solo alcuni dei benefici tangibili per la popolazione. Perfino la pianificazione e la partecipazione civica sono temi toccati dalla digitalizzazione delle città. 

Passando per il tema più richiesto da molti… la sicurezza

Sicurezza che non va limitata solo alle persona ma a tutto il complesso che ruota attorno: 

infrastrutture…

ascensori…

strade…

palazzi…

Ogni struttura (un termine vago, ma che torna molto utile in questo caso) può essere dotata di sensori ed “entrare” nella rete smart della città e inviare dati ad un sistema centrale che elaborerà tutti questi dati.

Immagina poter prevedere rotture, crolli o manutenzioni da programmare – senza dover attendere una scadenza o stabilirlo in modo poco preciso (es. una volta ogni due anni) e poter intervenire, evitando incidenti e interruzioni del servizio.

Una smart city può esistere solo se c’è cooperazione tra le persone e si integrano i tanti fattori che entrano in gioco (e che abbiamo elencato a inizio articolo). 

Il tutto con un solo obiettivo: migliorare la qualità della vita

Ecco perché rappresenta sia una sfida che un’opportunità: rendere smart una città che non lo è… può risultare complesso da programmare e da pianificare con attività concrete – ma i benefici sono tangibili e di lunghissimo periodo. 

Un’innovazione guidata dalla connettività e che mette al centro le persone, anziché dalle attività commerciali… senza dimenticare il green: parcheggi pubblici intelligenti situati fuori città e ben collegati oppure un sistema di car sharing per efficientare il traffico e ridurre i consumi.

Insomma: ad oggi le prime applicazioni sono già state testate e stanno portando i primi frutti, non ci resta che provare a migliorarle e a scoprire quali potrebbe essere il futuro di ciascuna e scoprirne di nuove. 

Saranno le figure più specializzate del settore edile a tracciare le prossime innovazioni che acquisiranno una sempre maggiore importanza strategica perché non dovrà “solo” (per modo di dire) progettare le nuove città ma anche collaborare con tutti gli stakeholders coinvolti, dal proprio cliente a chi utilizzerà quegli edifici. 

Proroga Super Bonus 110%: quali sono le persone con diritto agli sgravi?

Tante novità insieme alla nuova scadenza

Il Super Bonus 110% nella legge di Bilancio 2022 ha subito tanti cambiamenti, non solo legati alle nuove scadenze ma ci sono novità anche per i soggetti che possono richiedere questo importantissimo sgravio fiscale. 

Senza soffermarci troppo sull’argomento del 110%, in questo articolo ci concentreremo sulle novità, così che tutte le persone interessate possano capire se hanno ancora diritto agli sgravi o devono ricorrere per vie più “tradizionali” per la loro abitazione.

Ma andiamo con ordine, così da evitare imprecisioni e confusione.

Proroga Superbonus 110%: cosa cambia per i privati?

Questo punto riguarda sia i singoli che i condomini.

Chi comunica la data di inizio lavori dichiarata al 30 settembre 2021, potrà usufruire del Super Bonus al 110% per le spese fatte entro il 31 dicembre del 2022, inclusi anche per lavori di: 

  • Demolizione e 
  • Ricostruzione di edifici (a patto che al 30 settembre siano state avviate le pratiche necessarie per l’abilitazione). 

Per le persone che hanno un reddito Isee del valore massimo di 25mila euro potranno utilizzare il Bonus anche per le altre categorie di lavori già previsti fino ad oggi (e diversi da quelli citati poco sopra) ma solo sull’abitazione principale. 

E per l’acquisto/affitto di una casa?

Anche qui, bisogna fare attenzione. 

Solo chi ha meno di 36 anni può giovare della scadenza rinviata a fine 2022 per il bonus prima casa e del fondo di garanzia statale per i mutui. 

Per l’affitto, invece, salgono le detrazioni per i giovani di età compresa tra i 20 e i 31 anni e con reddito al massimo di 15.493,71€ che potranno recuperare il 20% del canone annuo pagato.

Tornando, invece, a parlare di condomini – ci sono delle novità specifiche che vediamo ora.

Proroga Superbonus 110%: Cosa cambia per i condomini?

Anche qui si parla di prolungamento – fino al 2025 – ma solo per alcune tipologie di intervento.  

In tutti gli altri casi è bene informarsi perché l’opportunità termina molto prima. 

In ogni caso gli interventi  tramite Super Bonus 110% saranno richiedibili fino al 31 dicembre del 2023, per poi…

  • Nel 2024, la detrazione delle spese diminuirà al 70%;  
  • Nel 2025, scenderà ancora al 65%

Stesse scadenze per chi possiede delle palazzine che non sono classificate come condomini (da 2 a 4 unità immobiliari).

Un piccolo spazio lo dedichiamo anche alle ex case Iacp e alle cooperative edilizie: per loro, la detrazione riguarda il completamento dei lavori, ossia: 

Se il 60% dei lavori (almeno) è stato fatto entro il 30 giugno 2023 allora si possono detrarre le spese sostenute prima del 31 dicembre 2021.

A questo punto non resta che dedicarci a tutte le “piccole” rimanenze della proroga, che sono…

Ecobonus e bonus casa: le scadenze dopo la proroga del 110%

L’ecobonus e il bonus casa (nello specifico, con detrazione al 65% e al 50% della spesa sostenuta) sono stati confermati fino al 2024, con l’opportunità anche per la riqualificazione dei giardini e aree verdi di case/condomini.

Bonus mobili ed elettrodomestici

Per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici c’è la proroga al 2024 con una detrazione del 50% della spesa per i proprietari di case ristrutturate, con due grossi cambiamenti: 

  • La spesa massima per cui si ottiene la detrazione è scesa a 5.000€ (per darti un’idea, ora sta a 16.000€);
  • Si possono acquistare solo forni classe A, lavatrici/lavastoviglie/asciugatrici di classe E e frigoriferi/congelatori di classe F.

Infine…

Bonus facciate & proroga 110%

Per le facciate c’è una piccola proroga, fino a tutto il 2022 ma in compenso la detrazione scende al 60% (oggi sta al 90%) della spesa sostenuta. 

Insomma, tanti cambiamenti e novità per un Super Bonus che ha rilanciato l’intero settore edile del Paese, creando tante nuove opportunità – anche di lavoro. 

Vuoi saperne di più riguardo a queste opportunità lavorative? Puoi informarti qui!

La formazione nel settore edile. Geojob incontra Vernazza Autogru Srl.

Durante la Fiera GIS 2021 (Giornate italiane del Sollevamento e dei Trasporti eccezionali) abbiamo avuto il piacere di incontrare Giulia Vernazza, la responsabile del Polo Logistico di Vado Ligure.
Vernazza Autogru Srl, società presente sul mercato dal 1946, ricopre oggi un ruolo primario, in ambito nazionale ed internazionale, nel campo del sollevamento, dei lavori aerei a mezzo piattaforme e dei trasporti eccezionali.


La qualità dei servizi offerti dall’azienda è in gran parte dovuta alla presenza di uno staff altamente specializzato e particolarmente esperto nel settore. Infatti, in questa intervista Giulia Vernazza condivide con noi l’esperienza dell’azienda nell’ambito della formazione del personale.
Il tema della Formazione è un tema sensibile per la nostra Agenzia per il Lavoro, in quanto ad oggi geoJOB recruitment rappresenta il punto di incontro tra le imprese e i lavoratori specializzati nel settore dell’Edilizia, Engineering&Construction e dell’Impiantistica.


Consapevoli del fatto che la Formazione rappresenta la possibilità concreta per i lavoratori del settore di essere formati a livello teorico-pratico, di confrontarsi con gli specialisti e di essere continuamente aggiornati, ci teniamo a condividere con voi l’opinione dei principali player del settore.
Ecco a voi l’intervista con Giulia Vernazza. Lasciateci il vostro commento sul tema della Formazione, la vostra opinione per noi è importante!

IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Il Ponte sullo Stretto, 4 ipotesi!

È dagli anni ’80 che numerosi governi hanno promesso di avviare i cantieri per realizzare il Ponte sullo stretto di Messina.

Adesso anche il Governo Draghi si è aggiunto alla lista, promettendo – con una audizione del 4 agosto del Ministro Giovannini in Parlamento – che dal 2023 sarà possibile finanziare l’opera e quindi avviare i lavori.

Il Parlamento, con una inedita maggioranza trasversale insiste: alla Camera con Ordini del Giorno votati a grande maggioranza e solo una cinquantina di contrari, ha impegnato il Governo ad «adottare le opportune iniziative» per «individuare le risorse necessarie per realizzare un collegamento stabile, veloce e sostenibile dello Stretto di Messina estendendo, così la rete dell’alta velocità fino alla Sicilia».

Nel nostro blog abbiamo già scritto vari articoli su questo argomento. Ora la novità è che nell’agosto 2020 è stato incaricato un  Gruppo di Lavoro (GdL) per valutare il progetto più idoneo sotto tutti i punti di vista, per consentire l’attraversamento stabile dello Stretto di Messina.

L’ultimo rapporto pubblicato dal Ministero delle infrastrutture ha riaperto la discussione.

La valutazione di soluzioni alternative per il sistema di attraversamento stabile dello Stretto di Messina lo puoi scaricare cliccando su questo link:

Le 4 ipotesi analizzate e studiate sono le seguenti:

  • Ponte sospeso a unica campata
  • Ponte sospeso a più campate
  • Tunnel in alveo (o Tunnel di Archimede)
  • Tunnel Subalveo

Riepiloghiamo per ogni soluzione progettuale i punti di forza e debolezza.

PONTE A CAMPATA UNICA

Unica campata di 3330 m con due torri sulla terra ferma nel punto di minore distanza tra le sponde, a nord della “sella dello Stretto”. La quota di attraversamento è stabilita per garantire al di sotto del ponte un’altezza libera di 65 m sul canale navigabile di diverse centinaia di metri di larghezza.

Punti di forza

  • Disponibilità del progetto definitivo che può consentire una riduzione dei tempi dell’iter approvativo.
  • Ridotta sensibilità dell’area alle azioni sismiche.
  • Nessuna interazione con il traffico marittimo.
  • Limitato impatto sui fondali e fauna marina.
  • Utilizzo di opere di collegamento già realizzate.

Punti di debolezza

  • Ponti con luci di questa larghezza non sono mai stati realizzati nel mondo.
  • Collocazione geografica meno rispondente alle esigenze di mobilità locali.
  • Gli effetti del vento possono determinare sia danni all’impalcato sia forti disagi al traffico ferroviario e ai veicoli pesanti.
  • Prossimità alle aree di pregio ambientale (lago di Ganzirr e Pantano piccolo).

PONTE A PIÙ CAMPATE

Ponte a più luci (2 o 3) di dimensioni simili alle massime realizzate in corrispondenza della “sella dello Stretto” dove la profondità del mare è più contenuta. La quota di attraversamento può essere stabilita come nel ponte a campata unica e garantire un’altezza libera di 65 m.

Punti di forza

  • Collocazione di compromesso tra le esigenze di mobilità locale e di lunga percorrenza consente una minore lunghezza dei raccordi delle gallerie di collegamento con le reti esistenti rispetto alla soluzione a campata unica.
  • Minore altezza dei piloni (280 m s.l.m.).
  • Possibilità di dare una pendenza alle campate laterali per ridurre l’altezza dell’attacco sulla terraferma.

Punti di debolezza

  • Mancanza di un progetto, solo studio di fattibilità datato, anche se è possibile un riutilizzo parziale di quello del ponte a campata unica.
  • Necessità di approfondimenti degli aspetti sismici sulle interazioni tra terreni di fondazione e pile in mare.
  • Necessità di studio degli effetti delle correnti.
  • Interferenza con la navigazione sia in fase realizzativa che in esercizio.
  • Criticità ambientale per le interazioni tra pile e ambiente marino. 

TUNNEL IN ALVEO

Due gallerie unidirezionali miste (strada e ferrovia) ancorate con cavi al fondo marino. L’attraversamento potrebbe essere ubicato in modo da minimizzare la distanza tra Reggio Calabria e Messina, nella zona di maggiore profondità e ampiezza.

Punti di forza

  • Minore lunghezza del percorso tra i due capoluoghi con maggiori benefici per la mobilità locale.
  • Impatto visivo pressoché nullo.
  • Possibilità di realizzare tunnel con funzionalità separata per ridurre impatto negativo in caso di messa fuori esercizio.
  • La quota di attraversamento -50 m s.l.m. consente pendenze dei raccordi più contenuti rispetto sia ai ponti che al tunnel subalveo.

Punti di debolezza

  • Mancanza di un progetto, solo studio di fattibilità datato.
  • Non risultano ancora realizzati sistemi similari di trasporto stradali e/o ferroviari.
  • Necessità di eseguire indagini con pozzi e cunicoli esplorativi.
  • Maggiore complessità dei collegamenti sia per la presenza di faglie attive sia per il verificarsi di frane sottomarine e per la presenza di correnti marine sia per le possibili interazioni con natanti sottomarini.

TUNNEL SUB ALVEO

Il collegamento potrebbe essere realizzato con una coppia di gallerie ferroviarie e stradali ubicate nella “sella dello stretto” dove la profondità è più contenuta. La quota di attraversamento potrebbe ipotizzarsi a non meno di 80 metri al di sotto del fondo del mare (-180 m s.l.m.) dove la distanza tra le coste è pari a 4 km.

Punti di forza

  • Impatto visivo pressoché nullo.
  • Nessuna potenziale interazione con il mare e il traffico marittimo.
  • Indipendenza dagli eventi meteomarini (vento, maree, mareggiate).

Punti di debolezza

  • Mancanza di un progetto, solo studio di fattibilità datato.
  • Necessità di eseguire indagini con pozzi e cunicoli esplorativi.
  • Lunghezza complessiva dell’attraversamento maggiore delle altre soluzioni e accessi alla rete ferroviaria più lunghi.
  • La presenza di faglie sismogenetiche attive potrebbero provocare dissesti.
  • Presenza di un carico idraulico elevato.
  • Problematiche di gestione della sicurezza in galleria.
  • Criticità ambientale per la ricollocazione del materiale prodotto dallo scavo del tunnel.

IL PARERE DI LEGAMBIENTE, WWF E KYOTO CLUB

Desideriamo dedicare uno spazio anche alla risposta, sulla relazione del Gruppo di lavoro del MIMS, elaborata da Kyoto Club, Legambiente e WWF nel documento intitolato  “La corretta valutazione delle alternative all’attraversamento stabile dello Stretto di Messina”.  

Nelle considerazioni introduttive delle associazioni ambientaliste emerge che tra i componenti del Gruppo di Lavoro sono assenti esperti in materie biologiche, terrestri, marine, naturalistiche e paesaggistiche.

Questo è un dato rilevante, dal momento che l’opera sarà localizzata in un contesto che gode di una elevata sensibilità ambientale e di grande pregio paesaggistico.

L’impatto ambientale delle varie proposte del GDL non è quindi trascurabile. Le associazioni ritengono che nella Relazione del Gruppo di Lavoro manchino aspetti indispensabili per valutare la necessità di un’opera pubblica, come i costi di realizzazione, manutenzione e gestione delle ipotesi di attraversamento stabile. Inoltre, nel Contro-Dossier si sottolinea che sono assolutamente superficiali le descrizioni degli effetti territoriali e dell’impatto ambientale dell’opera in una delle zone a più alta concentrazione di biodiversità al mondo e dove sono stati registrati i terremoti più devastanti avvenuti in Italia. Per questo le associazioni ritengono che sia necessario:

  • Considerare e sviluppare alternative progettuali costituite dal traghettamento;
  • Procedere a valutare diverse ipotesi tecniche indicendo una gara europea, basata su chiari parametri di trasparenza ed indipendenza, per evitare ogni eventuale conflitto di interesse.

Per leggere il documento integrale clicca al seguente link.

La situazione risulta quindi critica e con diversi punti da chiarire. Naturalmente non ci possiamo permettere di esprimere un giudizio dal punto di vista tecnico, ma visti i precedenti ci sembra utopistico pensare (anche se lo auspicheremmo) che i lavori possano partire nel 2023.

Le imprese italiane sono state promotrici e attori protagonisti nella costruzione di grandi opere in molte parti del mondo, perché non dare l’opportunità a loro di eccellere nel loro paese?

Tu cosa ne pensi?

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