Digitalizzazione nell’edilizia: tutti gli strumenti e le strategie per proiettare nel futuro la tua impresa!

Il settore dell’edilizia è uno dei settori meno digitalizzati in Italia, e i 12 anni di crisi lo hanno depauperato e hanno fermato qualsiasi forma di ammodernamento dei servizi.

Tuttavia, la digitalizzazione è un processo che da anni è sempre più presente in quasi ogni settore aziendale.

In particolar modo, il periodo pandemico ha accelerato questa trasformazione rendendola sempre più fondamentale per poter proiettare la propria impresa nel futuro e mantenendola al passo con i tempi.

Concentrandoci sul settore edile (la nostra specializzazione), l’integrazione della digitalizzazione ha interessato sia i processi esterni – grazie a nuovi canali di vendita e distribuzione di prodotti e servizi ai propri clienti – sia interni – attraverso una riorganizzazione del lavoro.

Soprattutto grazie ai fondi stanziati nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) tanti sono attualmente gli investimenti possibili. 

Gli investimenti in digitalizzazione grazie al PNRR

Lo Stato, attraverso il Pnrr, ha destinato circa 30,6 miliardi all’innovazione e digitalizzazione delle imprese.

Questo per accelerare – appunto – il processo di digitalizzazione e trasformarlo da una necessità dettata dalla situazione emergenziale della pandemia a una possibilità di tipo strategico e proiettata nel futuro.

La volontà è abbastanza chiara: una ripartenza economica del Paese attraverso un processo di innovazione sostenibile.

Ed è proprio l’opportunità offerta dal Pnrr che guiderà la digitalizzazione delle imprese del  settore edile.

Ma cosa significa digitalizzare un’impresa edile

Digitalizzare i processi per un’azienda del nostro settore rappresenta una sfida in quanto dovrà integrare le tecnologie, modernizzare i processi e personalizzare le procedure per acquisire un vantaggio competitivo sul mercato, anche perché, il giorno d’oggi, il committente è sempre più indirizzato alle collaborazioni con aziende tecnologicamente sviluppate.

Ma parliamo un po’ dei motivi per cui un’impresa edile dovrebbe digitalizzare i propri processi. Innanzitutto, partiamo dagli obiettivi. Sono:

  • l’aumento della produttività;
  • la crescita dei margini di guadagno. 

Attraverso la gestione e l’ottimizzazione dei processi il fine è di impiegare il tempo e le energie che sarebbero state destinate a quei processi in attività diverse e più produttive.

Vediamo ora quali sono questi processi e come si può intervenire nella loro gestione (grazie alla digitalizzazione) per efficientare la nostra impresa. 

a. Gestione dei contratti

La necessità di un’azienda del settore edile è quella di gestire i contratti in maniera semplice ed intelligente. 

Intervenire sul ciclo di vita del contratto mettendo mano in maniera dinamica al controllo di ogni fase, dalla richiesta iniziale al rinnovo, permette di snellire notevolmente il lavoro.

Gli obiettivi sono la riduzione dei costi e risparmio di ore di lavoro amministrativo.

b. Gestione del flusso di lavoro (Workflow)

Parliamo in questo caso della gestione efficace di budget, impegni, documenti tecnici e scadenze. 

Importante in questo caso è l’utilizzo di un Workflow Documentale.

Un Workflow Documentale è una procedura standardizzata che permette ad un’impresa di seguire il ciclo di vita di un documento in modo efficiente e soprattutto di raccogliere e lavorare in maniera semplice tutti i tipi di contenuti prodotti.

Questa procedura permette di creare, acquisire, protocollare, firmare, modificare ed archiviare i documenti.

c. Gestione di report istantanei

Saper interpretare e analizzare i dati permette di prendere decisioni giuste, con un conseguente aumento della produttività e del margine di guadagno.

Questo permette infatti di compiere delle giuste scelte sia a livello logistico (scegliere il materiale migliore per eseguire un lavoro), sia a livello strategico (decidere l’indirizzo aziendale e su questa base capire quali lavori convenga accettare).

Un buon software connesso al proprio gestionale aziendale in questo caso è di fondamentale supporto per i direttori dei settori commerciale, tecnico e finanziario.

L’obiettivo è quello di analizzare i dati a disposizione per ottenere report istantanei e personalizzarli per efficientare i rispettivi reparti (produttivo, finanziario, commerciale) e in seguito condividerli in maniera rapida e semplificata con le proprie risorse.

d. Gestione dei preventivi e delle scadenze

Un software gestionale adeguato in questo caso ci permette di gestire rapidamente ed in maniera organizzata preventivi, ordini e fatture quotidianamente.

In questa maniera è più facile analizzare una commessa e ragionare per:

  • impostare un capitolato d’appalto;
  • analizzare i fabbisogni aziendali;
  • analizzare i prezzi e i tempi di consegna;
  • selezionare i fornitori migliori;
  • pianificare e monitorare lo stato di avanzamento dei lavori
  • gestire il magazzino per conoscere le giacenze;
  • controllare il flusso delle merci sia in entrata che in uscita.

Un utile supporto per queste attività in cui un errore può causare dei grossi problemi all’intera azienda.

e. Digitalizzazione come strumento per attirare i giovani talenti nell’azienda

Oggi la digitalizzazione è anche uno strumento per trattenere i giovani talenti all’interno delle aziende.

I giovani professionisti oggi richiedono innovazione e novità e partecipano con disponibilità e spirito costruttivo o addirittura in modalità proattiva al cambiamento per acquisire nuove competenze.

Inoltre, mettere a disposizione del lavorati gli strumenti digitale significa contribuire e aiutare il lavoratore a migliorare le proprie performance professionali motivandolo al raggiungimento degli obiettivi.

In conclusione… 

L’edilizia al momento è il settore con meno produttività ma che fa anche meno uso della tecnologia. Certo, nel nostro settore il lavoro dell’uomo non può (e difficilmente potrà) essere del tutto sostituito con la digitalizzazione; la digitalizzazione, ad oggi, non consente di costruire i muri o montare un ponteggio più velocemente ma contribuisce a rendere meno opprimente la burocrazia che sta dietro ad ogni tipo di organizzazione migliorando la produttività e rendendo più ottimale il processo costruttivo.

Abbiamo visto come il processo di digitalizzazione sia ormai di primaria importanza negli investimenti (prossimi e futuri) di qualsiasi azienda del settore edile che voglia rimanere competitiva, snellendo i processi e analizzando e monitorando costantemente i dati per ottenere risultati sempre migliori. 

Anche lo Stato da parte sua sta intervenendo – e probabilmente continuerà a farlo – per incentivare e accelerare questo processo.

Perciò, se vuoi rimanere aggiornato sugli sviluppi della questione o approfondire l’argomento, puoi continuare a seguire il nostro blog: torneremo molto presto sull’argomento!

Scopri il nostro blog!

Le passioni più nascoste alla fine vengono sempre fuori!

Oggi vi raccontiamo la storia di Francesco, un ragazzo di Bergamo di 23 anni che da poco si è laureato a pieni voti in Marketing e Comunicazione. Dopo i suoi studi viene assunto da un’agenzia di comunicazione approcciandosi a tutto ciò che riguarda i social e il digital marketing in generale.

Dopo alcuni mesi, gli viene assegnato un progetto per un cliente da portare avanti con Tik Tok, il social per la creazione di contenuti video per eccellenza. Quello sarà il giorno di svolta per Francesco…

Scrollando la “home” del social, scopre il mondo dell’architettura e tutte le sue sfaccettature, appassionandosi ogni giorno di più fino ad arrivare ad una drastica decisione: intraprendere un nuovo percorso di studi per diventare architetto. Un’idea che sembra quasi folle, arrivata poco dopo essersi laureato ed essere stato assunto nella branca di sua competenza.

Come è andata a finire? Francesco oggi è un Architetto abilitato di successo e, dopo qualche anno di gavetta per studi e cantieri edili, ha preso in mano la società di progettazione di suo padre portandola a realizzare progetti importanti e ad ottenere numerosi riconoscimenti nel campo.

💪🏻 Le passioni, anche se nascoste, in un piccolo cassetto del nostro cuore alla fine vengono fuori e ci rendono quelli che siamo e che vogliamo davvero essere nella vita.

Non abbiate paura di seguire i vostri sogni e le vostre passioni, come diceva Nelson Mandela: “Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso.”

Noi di geoJOB valorizziamo le persone e creiamo opportunità. Se anche tu sei alla ricerca di nuovi stimoli, scopri le nostre proposte lavorative o inviaci il tuo CV e ti contatteremo per le offerte di lavoro più in linea con le tue competenze e ambizioni! CLICCA QUI per inviarci la tua candidatura spontanea!

Il problema dell’aumento dei prezzi delle materie prime e le soluzioni del governo per contrastarli

Il fenomeno a cui stiamo assistendo in questo ultimo periodo è sotto gli occhi di tutti.

Le materie prime ormai hanno raggiunto prezzi esorbitanti, mettendo in seria difficoltà molte aziende del settore edile.

Basti pensare, tanto per citarne alcuni, all’aumento del prezzo dell’acciaio (+100%), del legname (+73%) e del bitume (+40%). 

Ma quali sono le cause di questo fenomeno e soprattutto, in che modo il governo ha tentato e tenterà di arginarlo? 

Diversi sono i provvedimenti in atto presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Oggi li scopriremo insieme facendo un focus su quello che c’è da sapere su questa attuale problematica.

Partiamo dall’inizio:

Quali sono le cause dell’aumento dei prezzi delle materie prime?

La risposta a questa domanda trova diverse soluzioni.

Questo equivale a dire che le cause di questa situazione sono da ricercare in diversi ambiti.

Pandemia e guerra russo-ucraina sono purtroppo solo la punta dell’iceberg. 

Quello a cui si assiste infatti è un loop che sembra non terminare mai, dove aumento della domanda e scarsità di offerta si inseguono dando vita a questo aumento incontrollato dei prezzi delle materie prime.

A risentirne purtroppo sono le aziende, che si ritrovano a dover comprare anche a prezzi fuori mercato per necessità di ultimare lavori già iniziati o – comunque – dover soddisfare le richieste che non accennano a diminuire.

Un circolo vizioso, da cui non sembra ci sia uscita!

E in questo scenario, il Governo ha un ruolo fondamentale. Ecco perché…

Aumento della domanda tra pubblico e privato

Per quanto riguarda il settore pubblico il PNRR ha aperto enormi possibilità lavorative per le aziende, creando molti appalti per lavori pubblici. Lavori che fanno gola alle attività di un settore come quello edile, voglioso di recuperare economicamente da un periodo disastroso come quello pandemico.

Anche nel settore privato, grazie all’introduzione del Superbonus, si è assistito ad un incremento vertiginoso della domanda.

Sono in molti committenti (privati e aziende)  a voler usufruire della possibilità di effettuare lavori gratis o comunque a poco prezzo così come sono molte le imprese  felici di attingere ai vantaggi di questa agevolazione fiscale.

Tuttavia, le leggi del mercato sono chiare ed immutabili: la scarsità di offerta unita all’aumento della domanda porta automaticamente ad un aumento dei prezzi.

E se a questo aggiungiamo l’aumento dei costi di produzione il risultato è quello che purtroppo stiamo vivendo in questi ultimi mesi.

E di questo punto ne parliamo ora.

Perchè sono aumentati i costi di produzione?

Come già accennato, la guerra russo-ucraina sembra aver peggiorato i disagi iniziati dalla pandemia.

Quello che si è verificato nel periodo del Covid-19 è stato un rallentamento, e in taluni casi uno stop, alla produzione e al trasporto delle materie prime – fattore che ha contribuito ad un primo innalzamento dei prezzi.

Ma è in questi ultimi mesi che, con l’avvento della guerra e il conseguente aumento del prezzo dell’energia, si è avuta un’impennata che ha messo in discussione parecchi aspetti.

Prima abbiamo parlato di appalti pubblici. 

Questo è un nodo abbastanza cruciale, in quanto molti di questi appalti erano stati chiusi tenendo conto di un costo delle materie prime inferiore a quello attuale e anche di tempi di consegna “normali”. 

Basti pensare che alcune materie prime precedentemente disponibili in una settimana e ora richiedono, per la consegna, un paio di mesi.

La conclusione è abbastanza semplice: le aziende non possono più far fronte alle spese.

Si corre il rischio di gare deserte o di un abbandono dei cantieri nel caso in cui gli appalti fossero già stati aggiudicati.

La normativa ad oggi consente un adeguamento dei prezzi nei cantieri, ma nonostante ciò, Comuni e Province – provati anch’essi dai costi insostenibili dell’energia – non possono far fronte a questo adeguamento.

E in tutto questo, il Governo fino ad oggi ha operato qualche intervento, che ora analizziamo nel dettaglio. 

Quali sono i provvedimenti del Governo per limitare le conseguenze dell’aumento delle materie prime?

Un recente Decreto Legge prevede l’eliminazione delle penalità per le imprese titolari di contratti pubblici che sospendono l’esecuzione dei lavori o ne chiedono la proroga.

La causa della difficoltà di reperimento dei materiali e degli aumenti dei prezzi è riconosciuta in questo caso come “causa di forza maggiore”.

Qualora gli aumenti impediscano di ultimare i lavori, i servizi o le forniture nel termine contrattualmente previsto, costituiscono causa non imputabile all’esecutore e questi può chiedere la proroga del termine per eseguire la prestazione.

Questo assolve in parte le imprese ma, analizzando la questione in una chiave più globale, resta il rischio per gli Enti appaltatori di non rispettare le tempistiche previste dai finanziamenti del PNRR.

Recentemente, per far fronte ai rincari dei materiali da costruzione e dell’energia, per i lavori pubblici 2022 sono stati stanziati altri 3 miliardi.

Una metà sarà per fronteggiare gli aumenti relativi alle opere in corso o aggiudicate (di questi una sarà stanziata proprio per le opere del PNRR).  

L’altra metà coprirà l’aggiornamento dei prezzari per le opere avviate successivamente al Decreto Legge sugli aiuti approvato il 2 maggio.

Un ulteriore stanziamento di 1,5 miliardi è previsto anche fino al 2026, per dare copertura al PNRR in tutto il periodo di svolgimento.

Inoltre è previsto anche un meccanismo di calcolo delle compensazioni. 

Semplificando, si farà riferimento ai prezzi del 2021 con un aumento massimo del 20%.

Si tratta di un aggiornamento dei prezzari straordinario, che cessa di avere effetto a fine 2022, con possibilità di utilizzo solo fino al 31 marzo 2023. 

Si tratta di misure straordinarie per un periodo economico straordinario!

Questo è un un buon passo in avanti rispetto alle richieste dei costruttori.

Il futuro appare, tuttavia, incerto e di difficile previsione.

Se vuoi rimanere aggiornato sugli sviluppi della questione e delle conseguenti normative, ci puoi scrivere ed inviare i tuoi quesiti.

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Vuoi saperne di più sul mondo dell’edilizia? Leggi qui altri articoli come questo!

Project manager edile: perché è figura fondamentale per la buona riuscita del progetto

L’Edilizia è una delle economie trainanti del nostro Paese e, sicuramente, per lavorare in questo settore servono tante competenze ed esperienza. Il settore dell’Edilizia è un settore in continua evoluzione e proprio per questo esso ha visto nascere nuove figure professionali in grado di efficientare il lavoro in cantiere. Una di queste figure senz’altro è il Project Manager edile.

Scopriamo insieme chi è il Project manager, cosa fa e perché è diventata una figura indispensabile per il nostro settore.

Chi è un Project Manager edile

Il Project Manager edile è un professionista che possiede competenze tecnico-gestionali. Infatti, il PM ha il compito di gestire e monitorare tutte le attività di progetto. Il PM edile è senza dubbi un leader in grado di gestire i team di lavoro assicurandosi che tutti i compiti siano svolti correttamente. Più in dettaglio, un PM Edile si occupa di:

  • Analisi dei documenti di progetto;
  • Programmazione e gestione delle attività dei team;
  • Gestione dei rapporti con i fornitori;
  • Elaborazione del cronoprogramma;
  • Gestione e supervisione degli ordini dei materiali;
  • Vigilanza sul rispetto del cronoprogramma e degli standard qualitativi dei lavori, monitorando i costi;
  • Gestione dei rapporti con Committenza e DL;
  • Chiusura del progetto.

Project manager edile: quali sono le skills indispensabili

Project manager edile

Leadership

Un bravo Leader deve essere abile nel dirigere e condurre il proprio team verso obiettivi ben definiti valorizzando le capacità delle persone e motivandole a raggiungere risultati sempre più importanti.

Team building

Per riuscire a realizzare e gestire il progetto in modo efficiente ed efficace, è fondamentale che il team sia ben allineato e, soprattutto, che collabori. Per facilitare tutti i processi il Project Manager deve essere in grado di creare uno spirito di squadra che coinvolga tutti i membri motivandoli a lavorare in modo sinergico.

Comunicazione

Siccome, spesso e volentieri, in un progetto sono coinvolti diversi stakeholder, che vanno dai collaboratori interni ai fornitori e ai team esterni, un bravo Project Manager deve essere in grado di comunicare in modo chiaro e, soprattutto, efficace con tutte le persone.

Negoziazione

Un’altra abilità importantissima per la gestione di un progetto è il saper negoziare. Un Project Manager edile deve essere in grado di gestire e bilanciare le richieste di tutte le parti. Questa soft skill alleggerisce la pressione del lavoro e aiuta a trovare soluzioni ai problemi che inizialmente potevano sembrare ingestibili.

Gestione dei conflitti

I conflitti che si generano durante la gestione di un progetto possono essere di qualsiasi genere e possono sorgere tra diverse parti, come ad esempio, quelli che si generano tra l’impresa e il committente nel momento in cui una delle parti voglia operare delle modifiche al progetto. Un Project Manager edile di successo deve essere in grado di gestire in modo efficace i conflitti in modo da garantire un clima di lavoro disteso e stimolante ai fini di raggiungimento degli obiettivi nei tempi stabiliti.

Come diventare un Project Manager edile

Per diventare Project Manager, è opportuno maturare molta esperienza “sul campo”, iniziando come collaboratore junior e poi senior nei team di progetto, per poi acquisire le competenze manageriali. La formazione ha un ruolo importante nel completare il proprio approccio manageriale e sviluppare le corrette strategie e strumenti per gestire un progetto, coordinare un team e distribuire le risorse economiche.

Per poter essere riconosciuti, consigliamo, a tutti coloro che hanno già iniziato ad intraprendere la mansione di Project Manager, di intraprendere un corso/master di qualificazione ed arrivare a possedere la certificazione ISO 21500:2021 che è stata recepita all’interno dello standard Europeo dalla norma UNI 11648 + UNI/PdR 66.

All’interno della disposizione sono elencati una serie di criteri e requisiti che il professionista deve possedere per poter essere considerato un manager di progetto. Per ottenere la qualifica è necessario frequentare e sostenere un esame specifico che avrà il compito di valutare e attestare correttamente le competenze, prima di permettergli di operare in ogni campo.

Oltre alla certificazione, è bene che un Project Manager possieda il Diploma di perito edile/geometra o/e la Laurea in Architettura o Ingegneria.

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HSE Manager: salute, ambiente e sicurezza nelle mani di un professionista

Salute, ambiente e sicurezza sono  alcuni dei temi più caldi di questo periodo storico e, a maggior ragione, se si entra nell’ambito dell’edilizia… Per questo motivo diventa fondamentale la presenza di una figura professionale che si occupi della corretta gestione di questi 3 aspetti.

Questa importante professione , ormai sempre più ricercata dalle aziende, è l’HSE Manager.

Il nome – da sé – dice ben poco e perciò oggi ti aiuteremo a scoprire cosa significa essere un HSE Manager, di cosa si occupa e qual è il guadagno di questo professionista.

HSE Manager: cosa vuole dire?

HSE è un acronimo inglese, che sta per “Health, Safety & Environment”.

Più semplicemente possiamo dire che l’HSE Manager è colui che si occupa della gestione di Salute, Sicurezza e Ambiente all’interno di una azienda.

Ma da dove nasce l’esigenza di una figura del genere?

In primo luogo, dalla legislazione europea delle 3 materie che abbiamo nominato prima e che è davvero molto complessa, anche per gli addetti ai lavori

… e da qui la necessità per le aziende di assumere qualcuno che la conosca e sappia applicarla nel migliore dei modi.

In secondo luogo, dal fatto che queste 3 materie sono strettamente interconnesse.

Diventa quindi ancora più importante la possibilità di avere una persona che le gestisca come se si trattasse di una sola materia.

Una sola persona che risolve e gestisce più problematiche, esattamente quello che cercano le aziende al giorno d’oggi.

Ma andiamo nel dettaglio…

Cosa deve saper fare un HSE Manager?

Ogni azienda deve avere degli specifici requisiti in ambito HSE.

L’HSE Manager – conoscendo la legislazione di queste 3 materie – garantisce il rispetto di questi requisiti. 

Ma non solo…

Grazie alle sue competenze (di cui parleremo tra poco) è in grado di agire strategicamente per favorire lo sviluppo e il miglioramento dell’organizzazione aziendale in questi ambiti:

  • Prevenzione;
  • Gestione;
  • Sviluppo.

Ma vediamo alcuni esempi di attività svolte dall’HSE Manager:

  • Redige e aggiorna i documenti in materia di sicurezza e ambiente;
  • Gestisce i sistemi di sicurezza e di tutela ambientale (monitorandoli); 
  • Mantiene i rapporti con le autorità competenti e gli enti certificatori;
  • Studia e realizza gli adeguamenti necessari con le nuove norme;
  • Risolve le prescrizioni e le non conformità; 
  • Valuta i rischi e i piani di miglioramento; 
  • Verifica e gestisce i piani di manutenzione; 
  • Si assicura la disponibilità ed il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e le disposizioni del Piano Operativo di Sicurezza (POS).

In poche parole, è necessaria una conoscenza trasversale con competenze legali, tecniche, normative e, non meno importanti, gestionali e relazionali.

Leadership e managerialità sono quindi le due parole chiave per descrivere questa figura professionale.

Ma come si arriva ad avere le competenze per ricoprire questo ruolo?

Formazione e percorso di studi dell’HSE Manager

Dal punto di vista normativo la licenza media è il titolo minimo richiesto per poter ricoprire questa carica.

Appare quindi chiaro che – vista la sua grande specializzazione – siano necessari esperienza lavorativa e continui corsi di formazione ed aggiornamento.

Gli enti preposti alla formazione sono quelli accreditati dalla Regione e i corsi, della durata minima di 400 ore e con attestato finale, devono toccare i seguenti ambiti:

  • giuridico-amministrativo;
  • organizzativo-gestionale;
  • ambientale;
  • salute occupazionale;
  • sicurezza sul lavoro.

Per quanto riguarda sicurezza e ambiente è richiesto inoltre un aggiornamento professionale di almeno 72 ore ogni 3 anni.

Come è chiaro da questa analisi, l’HSE Manager è un’attività professionale non regolamentata ossia non esiste un titolo di studio che ne certifichi la possibilità di ricoprire questo ruolo.

Questo apre degli scenari interessanti dal punto di vista lavorativo, in quanto chiunque possieda una licenza media, una certa esperienza nell’ambito e attesti il completamento dei corsi di formazione può fare richiesta per ricoprire questo ruolo.

Ma è proprio per questa ragione che è fondamentale che le proprie competenze siano certificate, come vediamo ora.

Come si certificano le competenze di un HSE Manager?

Se si ha intenzione di far riconoscere e certificare le proprie competenze – così da poter essere avvantaggiati in chiave lavorativa – bisogna rivolgersi ad un Organismo di Certificazione accreditato dal Regolamento Europeo.

L’iter prevede una richiesta (a seguito di un autodichiarazione) da presentare all’Organismo di Certificazione. Verificata l’ammissibilità del candidato, sarà ammesso ad una prova d’esame orale e scritta.

A questo punto, resta solo più una domanda: 

Quanto guadagna un HSE Manager?

Lo stipendio di un HSE Manager è sicuramente una motivazione in più per voler ricoprire questo ruolo.

Si parte infatti – per un manager con poca esperienza – da 40.000 euro annui, per arrivare fino a 60.000 per un professionista con una maggiore esperienza sul campo.

Un ottimo stipendio quindi, che unito alla dinamicità della figura, lo rende un ruolo veramente interessante. 

Come abbiamo già visto la richiesta è molto alta e le posizioni aperte sono numerose.

Noi di GeoJob possiamo aiutarti a scegliere quella che si adatta di più a te in base alla tua esperienza e formazione.

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L’ufficio acquisti nel settore edile: il cuore della gestione dei materiali!

Il settore dell’edilizia si compone di diversi reparti, ognuno con proprie competenze specifiche.

Oggi andremo a conoscere nello specifico l’ufficio acquisti, i suoi compiti e le competenze necessarie per farne parte.

Le mansioni dell’ufficio acquisti

L’ufficio acquisti è il reparto che si occupa dell’approvvigionamento aziendale dalla fase di acquisto a quella di gestione.

È chiaro fin da subito l’importanza di questa area aziendale, in quanto sostanzialmente si occupa di muovere parecchio denaro, sia in entrata che in uscita.

Ogni sua azione ha quindi un impatto diretto sull’economia aziendale!

Il rapporto con i fornitori è il primo aspetto che l’ufficio acquisti deve curare.

Reperire materiali di buona qualità al minor costo è importantissimo (soprattutto nell’ultimo biennio).

Ma allo stesso tempo ci sono altri aspetti da tenere fortemente in considerazione:

  • disponibilità e reperibilità dei materiali;
  • tempi di consegna;
  • assistenza nel caso di problemi con le forniture;

Proprio quest’ultimo punto ci fa capire che oltre alla capacità di intrattenere una trattativa di compravenditafondamentale per un professionista dell’ufficio acquisti – è importante essere in grado di scegliere accuratamente i fornitori da cui servirsi e di instaurare con loro un rapporto di fiducia.

Superata questa fase legata alla scelta e alla gestione dei rapporti con i fornitori, l’ufficio acquisti ha come altro compito quello di occuparsi della parte di acquisto dei materiali.

Quantità, qualità e basso costo sono le parole chiave in questo caso.

La cosa più importante è evitare spreco di denaro –acquistando il giusto quantitativo di materiale- così da avere pochi esuberi ed essere in grado di pagare sempre puntualmente i fornitori.

Ritardi ripetuti e reiterati nel tempo possono compromettere la vita a lungo termine dell’azienda, questo è certo!

Un’accurata gestione degli acquisti risolve tanti problemi e spiana la strada al lavoro di tutta l’azienda.

Pensiamo, ad esempio, ad un acquisto sbagliato e alle sue conseguenze:

  • quantitativo in eccesso

In questo caso si rischia di ritrovarsi con del materiale in esubero. La conseguenza più immediata è la perdita momentanea del capitale investito e quindi l’impossibilità di usarlo per attività più remunerative;

  • quantitativo insufficiente

Qui le conseguenze sono più legate alla produzione finale, che può subire dei ritardi nel caso in cui non si riesca a reperire in maniera rapida il materiale mancante necessario a terminare i lavori;

  •  scarsa qualità

Nessuna azienda vuole avere problemi con i propri clienti, tanto meno lamentele sulla qualità scadente dei materiali utilizzati. Questo potrebbe causare un effetto domino e la conseguente perdita di altri clienti.

La qualità è sempre al primo postoanche se spesso è difficile farla coincidere con i costi contenuti!

Ed è per questo che tutti i membri dell’ufficio vendite – oltre alle già citate soft skills – hanno anche delle competenze specifiche (dette anche hard skills).

Le competenze dell’ufficio acquisti

Per svolgere tutte le mansioni di cui abbiamo parlato, un professionista dell’ufficio acquisti deve avere delle qualità sia tecniche sia umane di grande spessore:

  • conoscenza dei materiali;
  • conoscenza delle dinamiche di mercato;
  • autonomia decisionale;
  • spirito d’iniziativa;
  • capacità organizzativa e di analisi;
  • facilità nel trattare con le persone e i clienti;
  • affidabilità;
  • abilità comunicativa, di negoziazione e predisposizione al lavoro di gruppo.

La formazione professionale è quindi importante per inserirsi in questo settore nella maniera più efficace possibile. Sono consigliati pertanto dei percorsi di studio in campo economicoche possono essere integrati da un periodo di esperienza sul campo.

In questo modo la persona potrà vedere con i suoi occhi cosa vuol dire la pratica e la vita quotidiana del cantiere!

E soprattutto, può ambire a “scalare” le gerarchie dell’ufficio – diventando responsabile dell’ufficio acquisti, una figura chiave nel cantiere e di cui parliamo ora.

Il responsabile dell’ufficio acquisti: mansioni e competenze

Il responsabile dell’ufficio acquisti è, in poche parole, il direttore del reparto acquisti: è una figura strategica che – grazie alle sue diverse competenze – gestisce l’entrata e l’uscita dei materiali.

Il suo primo approccio quindi è rivolto alla valutazione dei bisogni aziendali, con particolare attenzione a quantità e qualità dei materiali da reperire.

Questa valutazione è eseguita in stretta collaborazione con il reparti di produzione e di vendita.

Fondamentali, quindi, sono la conoscenza del funzionamento degli altri reparti e una grande capacità di lavorare in gruppo e di usare una comunicazione efficace.

La capacità di negoziazione è un altro aspetto cruciale.

Infatti, il responsabile dell’ufficio acquisti deve essere in grado – oltre a intavolare trattative efficaci con i fornitori – di negoziare con la direzione aziendale sul budget disponibile per l’approvvigionamento dei materiali.

Uno stratega quindi, non solo dei rapporti lavorativi, ma anche nell’ elaborazione della progettualità nel reperire i materiali.

Quando si parla di soldi niente può essere lasciato al caso!

Per questo il suo lavoro necessita di organizzazione e strategia a breve e lungo termine, così da evitare sprechi sia di materiali che di soldi.

Risulta quindi importantissimo la capacità di analisi del mercato e delle tendenze di consumo dei materiali e della sua logistica.

Un altro aspetto cruciale – che merita un approfondimento a parte – è la gestione delle relazioni commerciali

Ma il lavoro del responsabile dell’ufficio acquisti non finisce una volta scelti i fornitori!

Serve infatti un costante monitoraggio e aggiornamento delle condizioni di mercato per avere sempre delle alternative disponibili ed essere in grado di cambiare rapidamente, se necessario, fornitori.

La capacità di problem solving è fondamentale!

L’ufficio acquisti: un’opportunità di lavoro sempre più richiesta!

Come già detto in altri articoli del nostro blog (come questo qui), il settore delle costruzioni sta crescendo sempre di più – ma non solo per il 110%.

Le smart-cities, le infrastrutture e il fenomeno dell’urbanizzazione hanno portato a una rapida ripresa e crescita di tutto il mondo costruzioni.

E per costruire… servono materiali!

Perciò, dove ci sono materiali è necessario un ufficio acquisti, con i suoi impiegati ed addetti.

Ecco perché questa area aziendale è in forte espansione, di conseguenza le figure professionali in grado di farne parte sono sempre di più ricercate

Perciò, se ti appassiona l’idea di essere al centro di un settore in forte crescita…

Perché non dai un’occhiata al nostro sito? Potrai trovare molte offerte di lavoro come addetto all’ufficio acquisti!

Cambiare lavoro: come valutare un’offerta di lavoro

Se il pensiero di cambiare lavoro ti porta tanta ansia e stress, non ti preoccupare, non sei solo. È normale sentirsi insicuri di fronte a qualcosa di nuovo e sconosciuto, soprattutto se si si tratta di lasciare un posto di lavoro sicuro e un ambiente lavorativo piuttosto gradevole. Scopriamo insieme come potresti affrontare questo cambiamento al meglio.

Pensi di cambiare lavoro? Ecco alcuni fattori da tenere in considerazione per valutare un’opportunità di lavoro

Prima di accettare un’offerta di lavoro di consigliamo di prenderti del tempo e valutare bene tutti gli aspetti dell’offerta di lavoro.

Quando decidi di cambiare lavoro e hai una valida offerta sul tavolo è bene che, oltre alla retribuzione, valuti tutti gli altri fattori che potrebbero diventare decisivi. Si tratta di: cultura aziendale, benefit, equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità oraria e ambiente di lavoro.

5 fattori da valutare prima di cambiare lavoro

1.      Cultura aziendale

Naturalmente, conoscere a fondo l’ambiente di lavoro in fase di colloquio è una delle cose più difficili da fare. È difficile che il recruiter parli male dell’ambiente in cui vorrebbe inserirti. Cerca di fare delle domande ad hoc per cercare di scoprire al meglio tutte le peculiarità della cultura e dei valori aziendali. A tal proposito di consigliamo di leggere il nostro articolo: DOMANDE INTELLIGENTI DA PORRE IN UN COLLOQUIO DI LAVORO.

2.      Stipendio

Ovviamente, la retribuzione non è il più importante aspetto da tenere in considerazione ma è senz’altro molto importante. Assicurati di essere pagato il giusto per le tue competenze ed esperienze e in linea con la media del mercato. Qualora il pacchetto retributivo offerto non dovesse corrispondere alle tue aspettative valuta se puoi negoziare il tuo stipendio in fase del colloquio finale.

3.      Benefit

Oltre allo stipendio valuta gli eventuali benefit in quanto in alcune aziende i benefit fanno veramente la differenza. Cerca di capire, ad esempio, se sono previsti dei ticket restaurant e quanti al mese, pc, auto aziendale e se è previsto l’uso promiscuo o no. Chiedi al recruiter se la politica aziendale prevede un sistema di welfare o/e di incentivazioni economiche. Tutti questi aspetti possono fare la differenza per la tua RAL.

4.      Flessibilità oraria

Il work-life balance, ovvero l’equilibrio tra vita priva e lavoro, per molte persone è uno dei fattori determinanti nella scelta di un’azienda. Per flessibilità si intende, ad esempio, la possibilità di poter decidere l’orario di entrata all’interno di un range e di conseguenza l’orario di uscita.

Se anche per te questo aspetto è importante, ti consigliamo di valutare se l’organizzazione aziendale prevede un minimo di flessibilità oraria e/o giornaliera. Un altro fattore da tenere in considerazione, qualora decidessi di cambiare lavoro, è relativo alla distanza e al costo di percorrenza casa-lavoro che potrebbero incidere in modo significativo sulla tua qualità di vita.

Work-life balance

5.      La tua voce interiore

Nel momento in cui decidi di cambiare lavoro, al di là degli aspetti più “oggettivi” è sempre bene ascoltare la propria voce interiore. Dopo aver fatto un elenco dei “pro e contro” cerca di valutare anche cosa ti ha portato a prendere in considerazione questo cambiamento e se vuoi veramente rimanere nell’azienda in cui lavori.

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Domande intelligenti da porre in un colloquio di lavoro

Harvard ha recentemente pubblicato un elenco di domande intelligenti da porre in un colloquio di lavoro

L’opportunità di porre domande alla fine di un colloquio non va sprecata – ti può essere utile sia per fare una buona impressione con il recruiter che per scoprire se la posizione in questione è effettivamente adatta a te. In questo articolo riportiamo alcune domande consigliate dagli esperti del settore e pubblicate dalla Harvard University. Le domande sono divise in più categorie e ti aiuteranno a capire meglio la cultura aziendale e sapere di più sul tuo futuro datore di lavoro.

Ti consigliamo di leggere attentamente le domande e scegliere quelle per te più rilevanti. Potresti segnartele su un foglio di carta o sul telefono e rileggertele subito prima del colloquio in modo da tenerle “fresche” in mente. Ovviamente, in fase di colloquio ti consigliamo di adattare le domande in base al tempo rimasto scegliendone le più indispensabili. Una volta ricevuta l’offerta di lavoro avrai tutto il tempo per porre al tuo futuro datore di lavoro tutte le altre domande.

Arriviamo al dunque, il/la recruiter ti chiede: “Hai delle domande da pormi?” Niente panico! Quando raggiungi il momento del colloquio di lavoro in cui il recruiter ti lascia la parola dovresti avere un piano riguardo al tipo di domande da fare a seconda dei tuoi obiettivi per quella specifica opportunità di lavoro.

Domande da fare in un colloquio di lavoro
Colloquio di lavoro – domande da porre

Ma che tipo di domande dovresti effettivamente porre? Quali sono da evitare? Qui di seguito troverai un elenco di domande consigliate da due esperti HR: Art Markman, professore dell’Università del Texas ad Astin e John Lees, career coach e autore di “How to get a Job You love”. Ecco i loro consigli su come affrontare le domande da fare in un colloquio.

Personalizza le tue domande da porre in un colloquio di lavoro

Il modo in cui poni le tue domande è molto importante – cerca di non utilizzare un linguaggio troppo generico. Per esempio, invece di dire “Come sarebbe la giornata lavorativa tipo?” puoi chiedere “Nel caso dovessi ricoprire questo ruolo, come sarebbe la mia giornata lavorativa tipo?”. Questa modalità consente al reclutatore di iniziare a immaginarti nel ruolo. Secondo Lees, questo “trucco” psicologico fa in modo che per il selezionatore diventi difficile scordare la tua immagine in quel ruolo.

Ecco l’elenco di domande da porre in un colloquio di lavoro

Qui di seguito troverai le categorie di domande che potrai personalizzare in base alle tue esigenze.

Approfondisci la posizione lavorativa

  1. Quali sono le vostre aspettative su di me in questo ruolo?
  2. Qual è il compito più importante che dovrei realizzare nei primi 90 giorni di lavoro?
  3. Come sarà il processo di valutazione delle mie performance?
  4. Con quale frequenza verranno valutate le mie performance?
  5. Con quali parametri o obiettivi verranno valutate le mie performance?
  6. Quali sono i primi progetti che mi verranno affidati?
  7. In quanto tempo dovrò (incontrare i miei primi clienti, avere la responsabilità di gestire i miei clienti in autonomia ecc)?

Come sarà il tuo futuro team? Ecco cosa potresti chiedere.

  1. Quali tipi di competenze mancano al team che state cercando di riempire con la mia assunzione?
  2. Quali sono le maggiori sfide che potrei affrontare in questa posizione?
  3. In che misura potrebbero cambiare le mie responsabilità nei prossimi 6 mesi – 1 anno?
  4. Mi descriva il team con cui collaborerò?
  5. Con chi lavorerò a più stretto contatto? Con quali altri reparti interagirò?
  6. Mi parli dei miei potenziali futuri colleghi? Quali sono i loro punti di forza e quali sono le maggiori sfide che affronteremo?

E il tuo futuro capo che tipo sarà?

Se il tuo interlocutore è il tuo futuro capo, puoi fargli queste domande:

  1. Da quanto tempo lavora in questa azienda?
  2. In quanto tempo è arrivato a ricoprire questo ruolo?
  3. Qual è l’aspetto che preferisce di questo lavoro/azienda?

Domande sull’azienda

Nota importante: non chiedere cose che puoi trovare facilmente su Internet.

  1. Quali sono gli obiettivi attuali su cui si concentra l’azienda e in che modo sta lavorando il team per raggiungere tali obiettivi?
  2. Che cosa la entusiasma maggiormente riguardo il futuro dell’azienda?
  3. Lei come descriverebbe i valori di questa azienda?
  4. Come è cambiata l’azienda negli ultimi anni?
  5. Qual è il piano di crescita e di sviluppo dell’azienda?

Scoprire meglio la cultura aziendale

Le risposte sulla cultura aziendale vanno prese un po’ con le pinze. Ovviamente è difficile che il recruiter ti parli male dell’ambiente lavorativo in cui andrebbe a inserirti.

Ti consigliamo di prendere in considerazione le seguenti domande in modo da scoprire meglio la cultura aziendale, anche se in modo meno esplicito.

Cultura aziendale colloquio di lavoro
Cultura aziendale
  1. Come avviene il processo di onboarding in azienda? Se si tratta di un lavoro in remote working cerca di capire in che modo tali lavoratori vengono integrati nella cultura aziendale.
  2. Cosa potrebbe trovare di sorprendente/inaspettato un neoassunto presso la vostra realtà?
  3. C’è qualcosa che dovrei leggermi, prima di iniziare, che possa aiutarmi ad avere una maggiore comprensione e una visione condivisa con i miei colleghi?

Secondo Markman, fare questa domanda non solo dimostra il tuo interesse per la posizione, ma mostra anche il tuo desiderio di avere riferimenti culturali condivisi con le persone con cui lavorerai.

  1. Avete delle tradizioni in azienda? Qual è la Sua preferita?
  2. Come passate di solito la pausa pranzo?
  3. Cosa trova di diverso qui rispetto a tutti gli altri luoghi in cui ha lavorato prima?
  4. Come è cambiata l’azienda da quando è entrato/a a farne parte?

Scopri quale sarà il tuo percorso di crescita professionale

In fase di colloquio è fondamentale capire quale sarà il tuo percorso di crescita professionale all’interno dell’azienda. Ecco alcune domande importanti da fare:

  1. Quali opportunità di apprendimento e di sviluppo avrò in questo posto di lavoro?
  2. In che modo avviene la crescita professionale del team di cui farò parte?
  3. Ci sono esempi di crescita professionale di qualcuno che ha occupato questa posizione?
  4. Come vengono generalmente gestite le promozioni?
  5. Quale è stato il percorso di crescita dei dipendenti di successo?

Come chiudere la conversazione

  1. Cos’altro dovrei chiederle?
  2. C’è qualche altra cosa che avrebbe bisogno di sapere?
  3. Ha bisogno di altre specifiche sulle mie qualifiche?
  4. Quali sono i prossimi passi del processo di assunzione?

Ti consigliamo di evitare le domande sulla retribuzione e sugli eventuali benefit. In questa fase sei ancora su un territorio “sconosciuto”, aspetta che i tuoi intervistatori si “innamorino” di te! Se vuoi conoscere gli errori da non fare al tuo colloquio di lavoro, ti consigliamo di leggere il nostro apposito articolo con un simpatico video riassuntivo. CLICCA QUI per vederlo!

Il “DECRETO AIUTI” aiuta veramente tutti?

Caro materiali e appalti pubblici: cosa dicono gli avvocati?

Le imprese fornitrici e subappaltatrici stanno opponendo un netto diniego della distribuzione equa dei benefici previsti dal Decreto Aiuti che dovrebbe riguardare tutta la filiera degli appalti pubblici: dall’appaltatore principale ai singoli fornitori.

L’impatto sull’edilizia che ha avuto l’aumento dei prezzi di molteplici materiali a causa, prima della pandemia e ora della guerra in Ucraina, è noto ormai a tutti. Il settore sta subendo il rincaro dei prezzi di tutti i principali materiali di costruzione, che vanno dai componenti di plastica per la posa di cemento fino ai sistemi per l’isolamento. Questa drammatica situazione rischia di portare al collasso l’edilizia italiana.

In tale contesto il Governo italiano è intervenuto con una serie di provvedimenti volti a sopperire al bisogno delle imprese di affrontare questa sconvolgente e imprevedibile crisi settoriale.

Decreto Aiuti: quali sono le novità in materia di appalti pubblici?

In data 18 maggio 2022, infatti, è entrato in vigore il Decreto Aiuti (d.l. 50/2022) recante “Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina”. Il Decreto apporta importanti novità in materia di appalti pubblici (artt. 26 e 27) nell’ottica di far fronte all’aumento vertiginoso dei prezzi dei materiali da costruzione, dei prodotti energetici e del carburante.

In particolare, l’art. 26 del Decreto Legge n. 50/2022 prevede un meccanismo di indennizzo a fronte dei maggiori costi di realizzazione valido per il solo anno 2022. Sempre più imprese fornitrici e subappaltatrici però segnalano una chiara incongruità nell’operatività della norma in oggetto e dei benefici ad essa connessi. La sua applicazione avviene solo nei rapporti tra Stazione Appaltante Pubblica e l’impresa appaltatrice tralasciando coloro che infine in gran parte realizzano il lavoro: fornitori e subappaltatori.

Cosa dicono gli esperti nella gestione legale degli appalti pubblici?

Come sottolinea l’Avv. Francesco Luigi Pingitore: “La ratio della norma di cui all’art. 26 del D.L. n. 50/2022, è quella di mitigare, tramite il meccanismo di indennizzo in essa previsto, l’impatto del caro materiali e più in generale dell’aumento, imprevisto ed imprevedibile, del costo delle materie prime e dell’energia, in capo a tutti i soggetti che operano nella filiera degli appalti pubblici e non quella di riconoscere il beneficio dell’indennizzo a solo vantaggio dell’appaltatore principale. La lettura restrittiva proposta da alcune aziende, appaltatrici dirette della PA, alle istanze dei loro fornitori/subappaltatori formulate ai sensi del richiamato art. 26, è, a mio modestissimo avviso, incoerente con tale ratio legis ed è chiaramente incostituzionale per violazione di una pluralità di norme di rango primario, prime tra tutti gli articoli 2, 3 e 41 della Costituzione.”

La logica secondo la quale la norma di che trattasi si applicherebbe ai rapporti tra Stazione Appaltante Pubblica ed appaltatore delle opere e non, in maniera passante, anche a quelli tra Appaltatore, aggiudicatario dell’opera pubblica, e subappaltatore e/o fornitori è viziata da un illegittimo arricchimento in danno di chi, in veste di fornitore e/o subappaltatore, partecipa compiutamente alla realizzazione di quelle opere che costituiscono parte integrante e sostanziale delle lavorazioni da allibrare e computate nel SAL verso la S.A.

La distribuzione dei benefici connessi al Decreto Aiuti deve essere equa!

È importante evidenziare che il Governo ha fatto un grande sforzo adottando un buon metodo che però, a nostro parere, andrebbe perfezionato. La distribuzione dei benefici connessi al provvedimento deve essere equa: è impensabile, che un subappaltatore debba sostenere i maggiori oneri di realizzazione delle opere subappaltate e che il beneficio, invece, sia a tutto vantaggio dell’appaltatore principale.  

Ringraziamo l’Avv. Francesco Luigi Pingitore per il suo straordinario impegno nel portare avanti la voce delle imprese in oggetto. L’avvocato, infatti, ha già inviato alle Autorità di Governo un atto di significazione finalizzato a far cessare questa cavillosa interpretazione dell’art. 26 e ad evitare che si debba, per ottenere il ristoro, avviare una pletora di contenziosi che altro non faranno che aggravare un contesto di disagio già pesantemente impattante sul mondo del lavoro.

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Il contabile di cantiere: una figura professionale a tutto tondo!

Il mondo dell’edilizia e dei cantieri è formato da persone che ricoprono diverse mansioni, ognuna con le sue competenze specifiche.

Una delle figure professionali più interessanti e versatili – dal punto di vista dell’attività svolta – è senza dubbio il contabile di cantiere.

Oggi conosciamo nello specifico questo ruolo, quali sono le sue mansioni e le sue competenze! 

Il contabile di cantiere è la figura professionale che si occupa della contabilità dei lavori in un cantiere. 

Detto così, può sembrare un concetto piuttosto semplice ma… scopriamo cosa significa nel concreto – ossia qual è la sua tipica giornata lavorativa.

La contabilità di cantiere è un insieme di attività di controllo che servono a monitorare la corretta esecuzione dei lavori sotto l’aspetto amministrativo, contabile e tecnico.

In poche parole, è la prova che il lavoro sia eseguito seguendo il progetto iniziale e rispettando il contratto di appalto. 

Questo è l’aspetto formale del lavoro. 

E nella sostanza? Ne parliamo ora. 

Quali sono le mansioni di un contabile di cantiere? 

La versatilità nelle competenze di questo ruolo si può già capire dal fatto che i suoi compiti toccano addirittura 3 ambiti: amministrativo, contabile e tecnico.

Nello specifico deve redigere e aggiornare i seguenti documenti:

  • Il giornale dei lavori 

Attraverso questo documento si controllano le attività quotidiane eseguite e le relative informazioni tecniche ed economiche. Per esempio il numero di addetti, gli strumenti o i materiali utilizzati.

  • I libretti di misura dei lavori e delle provviste:

In questi documenti, ci sono le misure teoriche delle opere realizzate e di tutti i materiali conservati (a disposizione per la costruzione). 

È un controllo ulteriore per accertare la quantità di lavoro eseguita.

  • Le liste settimanali delle somministrazioni

È una lista – redatta quotidianamente e poi trascritta settimanalmente – delle giornate di operai, dei noleggi, dei mezzi d’opera e delle provviste somministrate dall’esecutore.

  • Il registro di contabilità

L’attività più “classica” quando si pensa al contabile di cantiere! 

Questo documento serve per registrare nel libretto le misure e le liste settimanali – con l’aggiunta dei prezzi

Un documento fondamentale, visto che è la “cronologia” dell’avanzamento dei lavori. 

Questo documento serve anche all’appaltatore per capire il suo credito maturato.

  • Il sommario del registro di contabilità:

Dove si segna l’importo totale a fine giornata, aggiornata allo stato di avanzamento dei lavori;

  • Stato di Avanzamento Lavori

Ogni volta che l’impresa completa alcune “parti del progetto” (chiamate opere) stabilite nel contratto – c’è l’aggiornamento di questo documento. 

  • Certificati di pagamento:

Certificano i pagamenti a favore dell’impresa.

  • Ultimazione dei lavori

Rilasciato in due copie dopo aver terminato i lavori. 

E, ultimo, ma non per importanza…

  • Collaudo finale:

È in questo documento vengono trascritte le verifiche e segnate le certificazioni di conformità al progetto.

Puoi capire da questa correlata che il contabile di cantiere si debba occupare di argomenti strettamente “edili”, poi “contabili” e ancora “burocratici”.

Certo – per ciascun punto c’è una figura di riferimento specifica… Ma è il contabile di cantiere che deve tenere traccia di tutto.

Perciò,

Quali sono le competenze di un contabile di cantiere?

Abbiamo visto come i compiti del contabile di cantiere toccano diversi ambiti, molto variegati tra di loro.

Ed è per questo motivo che le sue competenze devono essere molto trasversali.

In particolar modo, un buon contabile di cantiere dovrebbe:

  • conoscere i materiali;
  • avere capacità contabili (ovviamente!); 
  • essere sempre aggiornato sulle ultime novità in fatto di normative
  • avere capacità gestionali e relazionali; 
  • saper lavorare in gruppo; 
  • conoscere l’utilizzo di attrezzi per le varie rilevazioni.

Riassumendo… 

La formazione del contabile di cantiere dovrebbe abbracciare ciascuno di questi ambiti dell’edilizia e dargli modo di rapportarsi in maniera corretta con molte persone addette ai lavori.

Per questo motivo, è fondamentale frequentare una scuola con indirizzo tecnico (con diploma come ragioniere o geometra). 

Un requisito molto importante per poter ambire a ricoprire questa figura professionale.

Altro elemento fondamentale è l’esperienza pratica – della vita di cantiere. 

Non si può certo pensare di iniziare da zero ed arrivare subito a ricoprire questo ruolo. 

Spesso contabile di cantiere si diventa con il tempo, arrivando tramite altre professioni (addetto all’ufficio contabilità, ufficio acquisti, etc.) così da accumulare e “respirare” l’aria del lavoro quotidiano.

A quel punto, dopo pochi anni, potrai diventare contabile di cantiere – perché avrai visto ogni aspetto del lavoro… e potrai prenderti le fondamentali responsabilità che questo ruolo richiede!

Perciò, sia che tu voglia diventare contabile di cantiere oppure tu sia alla ricerca di una nuova opportunità lavorativa…

Visita il nostro sito e scopri le proposte lavorative come contabile di cantiere!